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SCENARIO/ Formica: l'ingordigia di Renzi può costare una crisi di governo

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Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)  Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

“Il controllo della Corte costituzionale è indispensabile a Matteo Renzi per realizzare il suo progetto di totale centralizzazione e verticalizzazione del potere. Basta però un minimo intoppo per fare saltare il governo, e la parte più preparata a sostituire il premier non è certo l’M5s bensì il mondo politico cattolico”. Ad affermarlo è Rino Formica, ex ministro socialista del Lavoro e per due volte ministro delle Finanze. L’ennesima fumata nera in parlamento sull’elezione dei giudizi costituzionali ha messo il governo di fronte al fatto che esiste un problema politico. Anche se in realtà secondo alcuni osservatori il vero intoppo nascerebbe dal fatto che Renzi vuole dei giudici costituzionali che non siano pregiudizialmente contro l’Italicum.

 

Che cosa c’è dietro l’inconcludenza del voto sui giudici costituzionali?

Ci saranno tanti elementi. Al fondo c’è però il fatto che quando si sceglie la strada della centralizzazione e della verticalizzazione del potere, la Corte costituzionale è uno degli strumenti il cui controllo è essenziale. La libertà della Consulta incide infatti sul disegno del premier. La Corte costituzionale crea una pluralità dei poteri che è incompatibile con la loro concentrazione.

 

In che cosa consiste questo disegno?

Consiste nella volontà di piegare sia la rappresentanza locale sia quella centrale, nonché di limitare i poteri del parlamento e dello stesso governo, tanto è vero che sono scomparse le autonomie dei ministri. E’ da questi elementi che si vede la vera natura di un governo centralistico e personalistico come quello di Renzi.

 

E’ da qui che si spiega anche quanto sta avvenendo in parlamento?

Il parlamento è stato schiavizzato dal governo e soprattutto dal comportamento padronale all’interno del Pd. Camera e Senato sono state umiliate più volte con il voto di fiducia o con la minaccia del loro scioglimento. Questo Parlamento quindi, quando si è trovato a disporre di un voto segreto e a maggioranza qualificata, si è ribellato cercando di rivalersi su un governo dispotico ed espropriativo.

 

Secondo l’agenzia Reuters “la politica è scomparsa dal dibattito pubblico”. Chi l’ha uccisa?

La politica non è scomparsa: a essere venuti meno sono la partecipazione democratica e il pluralismo di voci. Ma la politica accentrata, dispotica e autocratica c’è ed è impersonata da Renzi.

 

E’ venuto meno il dibattito democratico?

Noi abbiamo visto come Renzi ha espropriato gli organi rappresentativi, ma lo stesso è avvenuto anche con i contropoteri. Il Csm è stato domato, e lo stesso è avvenuto con informazione, sistema economico, sistema finanziario e Rai. Il governo si è impossessato degli strumenti dell’economia pubblica, dalle FS alle Poste. La stessa risistemazione del sistema informativo è emblematica del cambio di orientamento.

 

Sì riferisce alla scelta di Calabresi a Repubblica e Molinari alla Stampa?

Sì. Ma del resto è già in atto una forma di autocensura.

 

I nuovi direttori sono contigui a Renzi?


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COMMENTI
05/12/2015 - Vasto programma? (Carlo Cerofolini)

Dopo lo scandalo dei religiosi cattolici pedofili e di Vatileaks 1 e 2, con ciò che emerge dai libri “Via Crucis” e “Avarizia” di Nuzzi e Fittipaldi, siamo poi così sicuri che il mondo cattolico - che fa riferimento a questa Chiesa - sia in grado di governare adeguatamente l’Italia? Non è che sia un vasto programma?