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SCENARIO/ Pisapia e gli "elefanti" del Pd si alleano con Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 7 dicembre 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Anche nel Pd di Matteo Renzi incombono quelli che nel Partito socialista francese chiamano gli "Elefanti". Oltralpe si tratta della generazione filiata negli anni 80 da Mitterrand, in Italia sono i berlingueriani. Luciano Violante — che è l'"elefante" più lucido — guida la carica contestando a Renzi di fare il premier-segretario: il Pd non è più una "comunità politica", non è più "una forza del cambiamento", ma è ridotto a un miserabile "comitato elettorale". 

Ed è appunto nel nome di Berlinguer che, persino nella "sua" Firenze, Renzi vede il governatore, Enrico Rossi, annunciare la candidatura contro di lui per la leadership del Pd al prossimo congresso del partito. A Napoli intanto risorge Antonio Bassolino e il regista Vittorio Salemme lo appoggia accusando Renzi di fare film preoccupandosi solo del "cast", ma senza "sceneggiatura". A sua volta, a Bologna, il sindaco Virginio Merola sceglie una platea berlingueriana (radunata per la cerimonia in ricordo del sindaco comunista Renzo Imbeni) per attaccare Renzi ovvero "l'andazzo nazionale" e "i guasti prodotti dalla 'rottamazione'". A Roma intanto riappare Rutelli che anima una sorta di contro-Leopolda (detta la "Francesca"): non berlingueriano ma veltroniano, è pur sempre un altro "elefante" in campo contro Renzi. Tra le città che andranno al voto solo a Torino il premier-segretario non è apertamente contestato: il leader dei renziani è però un altro "elefante", Pietro Fassino, il segretario provinciale del Pci scelto da Berlinguer negli anni 70. 

Perché questo risveglio degli Elefanti che sembravano — rottamati — in via di estinzione? Per loro "il partito della Nazione" di Renzi significa aggiungere alla fine del Pci anche la fine della sinistra in generale, ma in queste settimane credono di aver trovato le condizioni per una sortita. La situazione economica e sociale rimane difficile e in primavera ci saranno le elezioni nei capoluoghi delle principali aree metropolitane del Paese: un test di rilevanza nazionale in cui si prevede che il Pd arretrerà in quanto non sarà in grado di confermare tutti i sindaci di sinistra. Dal governo e dal Pd si mettono le mani avanti: Padoan attribuisce i dati economici deludenti ai recenti attentati di Parigi e dal Nazareno si sottolinea che il voto riguarda solo situazioni locali senza implicazioni politiche generali. Ma è lo stesso Matteo Renzi ad ammettere la rilevanza nazionale insistendo per un election-day comune per le primarie.

Infatti i contrasti che si registrano nel Pd, città per città, hanno una matrice comune e cioè dipendono dal fatto che da Torino a Napoli i sindaci eletti nel 2010 sono espressione delle vecchie coalizioni antiberlusconiane con l'estrema sinistra, mentre ora, caduto Berlusconi, Sel è all'opposizione in Parlamento contro il Pd e il suo segretario-premier. In aggiunta Sel si è unificata con i fuoriusciti dal Pd dando vita a Sinistra Italiana e attacca Renzi come reincarnazione di Berlusconi. La sconfitta del "partito della nazione" è l'obiettivo della sinistra interna ed esterna al Pd. 


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