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SCENARIO/ E se Renzi fosse costretto a un accordo con M5s?

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Gianroberto Casaleggio  Gianroberto Casaleggio

Non so se Renzi faccia bene o male a tenere entrambi i ruoli, ma la sua idea di partito è quella. La situazione del Pd sul territorio nasce da questo modo di pensare. Quanto succede nel Comune di Roma però ha un impatto non solo nazionale, ma anche europeo e mondiale. Se il Campidoglio finisse nelle mani dell’M5s, ciò avrebbe un significato ben diverso rispetto alla vittoria a Livorno.

 

Per Renzi quanto è avvenuto in Francia con la Le Pen non può ripetersi in Italia perché da noi le riforme stanno avendo successo. E’ così?

Già nelle ultime elezioni del 2013, al netto degli italiani all’estero, l’M5s è risultato il primo partito alla Camera. L’Italia è divisa in tre forze più o meno di pari peso. Il bipolarismo inteso come alternativa tra il centrodestra e il centrosinistra appartiene ormai al passato. Lo stesso Pd di Renzi si muove in una prospettiva molto diversa da quella di una forza classica di sinistra o di centrosinistra. La morfologia politica italiana quindi è già cambiata.

 

L‘Italicum risponde a questa nuova configurazione?

L’Italicum così concepito, se non vedrà dei cambiamenti, si basa su una scommessa: che la destra è nei guai e che da una sfida diretta Renzi-Grillo uscirà vincitore il Pd. L’esito di questa scommessa è però meno ovvio di quanto Renzi pensasse quando fu concepito l’Italicum. Dopo di che non credo che arriverà la Le Pen anche in Italia, anche se ci sono fenomeni che ce lo fanno pensare. La stessa natura del Front Nazional andrebbe analizzata meglio. Noi continuiamo a dire che sono xenofobi e razzisti, ma si tratta solo di frasi fatte.

 

(Pietro Vernizzi)



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