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DIETRO LE QUINTE/ Il "gran rifiuto" di Mattarella su guerra all'Isis e Consulta

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Infatti. Renzi ha indicato anche Augusto Barbera, un costituzionalista di 77 anni, tra quelli che si sono spesi di più a favore delle sue riforme istituzionali, al punto da criticare i critici. Il premier è inoltre giunto al punto di chiedere a un gruppo che non c’è più, Scelta Civica, di scegliere un terzo candidato: per farlo sono dovuti ricorrere a un esterno come Giovanni Pitruzzella.

 

Come legge invece il duplice silenzio di Renzi sulla guerra?

Renzi teme che prendere una posizione esplicita sulla guerra gli possa costare dei voti. Sa che c’è una parte “pacifista” per partito preso che non vuole in nessun modo che si evochi la parola guerra. E’ inoltre consapevole che nel Parlamento questo sarebbe un tema delicato da trattare, e quindi se ne tiene alla larga.

 

Secondo lei perché Mattarella asseconda Renzi?

Mattarella, che fra l’altro in passato è stato ministro della Difesa, non vuole contraddire il presidente del Consiglio. La ritengo una scelta sbagliata, perché in quanto presidente del Consiglio supremo di difesa ha un ruolo fondamentale. In virtù di quest’ultimo dovrebbe ricordare che abbiamo degli impegni di fronte all’Ue e alla Nato, e che tutto sommato è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome. Oggi ci troviamo di fronte a una guerra vera e propria.

 

Lei parla di guerra, ma Renzi ha obiettato che la minaccia terroristica viene innanzitutto dalle periferie e dal disagio sociale…

La guerra contro l’Italia è stata dichiarata da tempo dall’Isis e da altre fazioni jihadiste. Del resto non possiamo fingere di non sapere che “jihad” significa “guerra santa”. Inoltre non sono convinto che il terrorismo nasca dal disagio. Le periferie possono organizzare ribellioni e tumulti, ma quanto è avvenuto a Madrid nel 2004, a Londra nel 2005 e a Parigi il 13 novembre scorso sono veri e propri atti di guerra. Questa guerra è combattuta contro una civiltà che i sostenitori del califfato cercano di distruggere. Il punto è che chiamarla guerra significa mobilitare tutti, mentre definirlo come un conflitto occasionale equivale a rinunciare a difenderci.

 

Renzi e Mattarella sono entrambi di sinistra. La guerra può essere un tema che rientra nelle loro corde?

La questione è evitare che la guerra diventi il tema sul quale la destra mobilita una parte di elettorato. Bisognerebbe compiere una vera operazione culturale, stabilendo quali sono i limiti dell’attività dei governi sullo scenario internazionale. L’articolo 11 della Costituzione del resto afferma che l’Italia non conduce guerre offensive, ma che partecipa a quelle considerate indispensabili da parte delle organizzazioni internazionali di cui noi facciamo parte.

 

(Pietro Vernizzi)

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