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Politica

SPIFFERI/ Così a Milano Renzi e Pisapia preparano una "Liguria bis"

Giuliano Pisapia (Infophoto)Giuliano Pisapia (Infophoto)

Ma a ben vedere, l'unica cosa certa è che a Milano si faranno le primarie ( a febbraio come è stato confermato dal vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini), che nelle intenzioni di Matteo Renzi, dopo la designazione di Giuseppe Sala, "mister Expo", non si dovevano neppure tenere.

Era tutto pronto: il sindaco, la Cassa Depositi e Prestiti pronta a "garantire", lo stanziamento e lo sviluppo della capitale lombarda. In realtà, Renzi, in queste cose, è un po' la caricatura buona (per carità ci si scusi il paragone) del Peter O'Toole nei panni del generale Tanz, in un celebre film. Va avanti senza guardare in faccia nessuno. Insomma, è una "giovane marmotta" che picchia come un martello. Ma Pisapia non è affatto remissivo. E' un uomo di antica sinistra, non è mai stato d'accordo politicamente con Renzi e nel giro di otto mesi ha sopportate di tutto e di più dal presidente del Consiglio e segretario del Pd.

Forse, più che concentrasi sull'ultimo appuntamento, bisognerebbe fare una breve sintesi dei rapporti tra sindaco e premier. Pisapia annuncia a fine marzo che non si ricandiderà e non riceve neppure uno straccio di commento da Palazzo Chigi, pur avendo assicurato a Milano una tenuta di sinistra e la certezza che l'Expo si possa fare, non c'è nessuno nel vertice del Pd che si straccia le vesti. Il 1° Maggio, quando si apre l'Expo, Renzi, nell'inaugurazione ufficiale, ringrazia pubblicamente l'intuizione di... Letizia Moratti e non degna di una parola significativa il sindaco. Poi, a Expo conclusa, candida il "Beppe-Expo", cioè Giuseppe Sala, che aveva già lavorato con la Moratti. Il "vendoliano" Pisapia si trova senza nulla in mano, anche se magari si aspettava qualche cosa di significativo, e si accorge che ha lavorato per il "re di Prussia".

E' a questo punto, tra voci di "promesse mancate", affermazioni di "nessuna richiesta" e ugualmente di "nessuna offerta", che si sviluppa quello che si può chiamare l'"intrigo milanese" della sinistra italiana. Così, improvvisamente, proprio mentre va buca una delle innumerevoli elezioni per i giudici della Corte costituzionale, Pisapia butta tra le ruote della "macchina renziana" il nome pesante della sua vicesindaco, Francesca Balzani. A questo punto, l'elezione del sindaco milanese può diventare un esperimento nazionale. O meglio ancora un test nazionale per la sinistra italiana. Da un lato c'è il "decisionista" del partito della nazione, che sceglie il tecnico che avrebbe assicurato il successo dell'Expo milanese e italiana. Dall'altro c'è un sindaco che può diventare il credibile leader di una federazione di sinistra, a Milano (nella capitale morale come ha specificato Raffaele Cantone) in contrapposizione con il centro di un partito che ha un uomo "solo al comando" e che in più occupa anche Palazzo Chigi. Fatto che a Pisapia non piace.