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J'ACCUSE/ Chiti (Pd): Italicum e Senato, le "riforme" di Renzi non funzionano

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L'aula del Senato (Infophoto)  L'aula del Senato (Infophoto)

Al suo interno ci sono i rappresentanti dei governi regionali, non ci sono gruppi politici ma le singole delegazioni regionali votano in modo unitario. Il terzo modello è quello del Senato francese, eletto da una platea più ristretta, cioè dai consiglieri comunali, di dipartimento, regionali e dai deputati di quel collegio.

 

Come si colloca invece la riforma italiana?

La via scelta dal nostro governo è un mix degli altri tre modelli. Non solo i futuri senatori dedicheranno al loro ruolo un impegno residuale, perché quello primario sarà continuare a fare i sindaci e i consiglieri regionali. Una norma transitoria prevede inoltre che, una volta approvata la riforma, “per la designazione dei nuovi senatori si dovrà tenere conto dei voti presi alle elezioni regionali e della composizione dei consigli”. E’ un aspetto importante anche se questo fatto non è stato sottolineato a sufficienza.

 

Per quale ragione è importante?

Perché si dovrà tenere conto del proporzionale e del maggioritario. I voti che si prendono alle regionali sono quelli normali che esprimono i cittadini, ma la composizione dei consigli è fondata sui premi di maggioranza. Il nuovo Senato non sarà quindi costituito in modo automatico ma attraverso trattative tra maggioranza e opposizioni, e non avrà un voto unitario delle delegazioni regionali, ma si formeranno i gruppi politici. Il sindaco di una determinata regione entrerà così in Senato non in quanto sindaco, ma in quanto appartenente alla sinistra o alla destra.

 

Che cosa cambierebbe invece della riforma del Titolo V?

La riforma del titolo V è una poderosa centralizzazione dei poteri. Non ci si limita a restituire allo Stato le grandi reti di comunicazione e di trasporto dell’energia. Si sta facendo ritornare al governo centrale anche l’indirizzo della finanza pubblica, la tutela alimentare, la sicurezza sui luoghi di lavoro, le politiche attive per l’occupazione. Ciò svuota fortemente il ruolo delle Regioni e va in senso contrario a quello che ci siamo detti.

 

Perché il governo ha scelto di seguire questa strada?

Siccome in Italia ci sono stati episodi di malcostume in varie Regioni, si vuole che la riforma del Titolo V sia una specie di pendolo, che ripristina il centralismo. Personalmente non lo trovo logico. Se una Regione non funziona o ci sono stati episodi di malcostume, non si cambia l’assetto dei poteri tra Stato centrale e sistema regionale. I cittadini alle elezioni valuteranno e penalizzeranno gli esponenti che si sono resi responsabili di episodi di corruzione.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
10/02/2015 - Forza Chiti! (Luigi PATRINI)

Bene Chiti: chi può farlo fermi questo obbrobrio di riforme che privano il Popolo della possibilità di scegliere i propri rappresentanti!