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RETROSCENA/ Mattarella al Colle? Uno schiaffo degli Usa a Putin

Pubblicazione:mercoledì 11 febbraio 2015

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

L'elezione a presidente della Repubblica italiana di Sergio Mattarella — già ministro della Difesa e membro di una famiglia simbolo della lotta contro la mafia — è stata segnata dall'esclusione finale di Silvio Berlusconi: figura ormai troppo rischiosa per venire coinvolta in una decisione politico-istituzionale al massimo livello. Una figura, oltretutto, connotata dai legami con il presidente russo Vladimir Putin, in una fase di forti tensioni fra Europa e Russia nella crisi ucraina.

Su questo sfondo, l'ascesa di Mattarella può assumere in parte significati simbolici di lungo periodo. La Russia, infatti, è a un bivio storico per quanto riguarda la sua identità e il suo futuro. Per quanto possa rivelarsi una strada difficile, questo futuro sarà probabilmente lontano dal Mediterraneo, cioè dall'area in cui — negli ultimi due secoli — le vicende della Russia si sono intrecciate con quelle delle potenze europee, Francia, Gran Bretagna e anche Italia, basti pensare alla guerra di Crimea. 

Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno ereditato i tradizionali interessi britannici nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Il conflitto in Ucraina è in realtà iniziato in Siria, dove gli Usa avevano come obiettivo, accanto all'abbattimento del regime di Assad, l'allontanamento della flotta russa dal porto siriano di Tartus, sua unica base nel Mediterraneo. Negli eventi ucraini, gli Stati Uniti hanno sostenuto le forze pro-occidentali e Mosca ha visto questo intervento anche come un tentativo di cacciare la flotta russa dalla Crimea e, quindi, dal Mar Nero. 

All'interno di queste dinamiche politico-strategiche è da situare anche la competizione fra il progetto di gasdotto South Stream (sostenuto da Putin e quindi dal suo alleato europeo Berlusconi) e quello denominato Nabucco, sponsorizzato invece dagli Usa. Il primo, sulla carta, avrebbe rafforzato la dipendenza europea dalle forniture russe e avrebbe bypassato l'Ucraina; il secondo avrebbe invece saldato la Ue ai paesi fornitori ex sovietici dell'Asia centrale, a svantaggio della Russia.

Il brusco crollo del prezzo del petrolio (al di sotto dei 50 dollari al barile) ha ulteriormente modificato gli scenari. Per la Russia l'export di greggio e gas verso l'Europa sta diventando un business in perdita e una possibile soluzione per Mosca è data dalla Cina. Ma per Pechino il "valore geopolitico" della Russia sta essenzialmente nel suo ruolo di proiezione verso l'Europa, come parte di quella nuova "via della seta" lanciata dal presidente Xi Jinping. Perciò per poter avere la collaborazione della Cina, Mosca non può far a meno dell'Europa e il suo "nuovo" destino è quello di essere un ponte tra Asia e Europa, un destino, peraltro, che ha già contrassegnato la storia passata della Russia. 


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