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Politica

RENZI vs LETTA/ Blangiardo: sugli immigrati cadono nello stesso errore

Enrico Letta (Infophoto)Enrico Letta (Infophoto)

L'Italia potrebbe svolgere un ruolo perché in qualche modo ha maturato dei crediti. Con Mare Nostrum abbiamo ottenuto dei risultati importanti che ci sono costati. Questo dovrebbe consentirci di sederci a un tavolo con altri partner internazionali, per dire loro: "Noi abbiamo fatto la nostra parte, troviamo il modo perché insieme si faccia di più".

In che modo?
Un singolo Stato non può occupare la Libia, ma se ci fosse una legittimazione internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, probabilmente una volta chiarite le finalità a quel punto qualcosa si potrebbe fare.

Per Enrico Letta, occorre "ripristinare Mare Nostrum. Che gli altri Paesi europei lo vogliano oppure no. Che faccia perdere voti oppure no". Lei che cosa ne pensa?
Il principio è bello, soprattutto perché viene da un politico e non da un vescovo o dal Papa. Letta quindi può fare queste affermazioni, ma poi occorre mettere in conto anche tanti altri aspetti. Tra questi ci sono la fattibilità e la sostenibilità, che derivano anche da una certa esperienza. Mare Nostrum è stato uno strumento che funzionava bene, ma che era insostenibile sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista demografico. Serviva per risolvere una situazione di emergenza temporanea, ma non si poteva pensare che diventasse una misura strutturale.

Perché?
Attraverso Mare Nostrum l'Italia ha accolto 170mila immigrati sul proprio territorio nazionale. Non si poteva mantenere a regime una situazione simile troppo a lungo.

Ritiene che l'Ue sia stata inadempiente?
Una certa latitanza c'è stata, e in una visione di equilibrio di medio-lungo periodo è stata un'assenza. E' inutile che ce lo nascondiamo, i problemi dell'immigrazione sono spesso fughe di tipo economico che nascono, nella stragrande maggioranza dei casi, dalla miseria. Sullo sfondo c'è l'Africa, un continente che non da oggi ha dei grossi problemi. Occorrono soluzioni di lungo periodo in un'ottica di cooperazione seria, di cui si parla da tempo, ma rispetto a cui di fatto è stato fatto ben poco.

(Pietro Vernizzi)


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