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AVENTINO/ Mirabelli: Renzi, la Costituzione non è un decreto del governo

Pubblicazione:sabato 14 febbraio 2015

Renato Brunetta (Infophoto) Renato Brunetta (Infophoto)

L’Aventino può essere una forma estrema di protesta, ma segnala una difficoltà di colloquio e contrasto tra maggioranza e opposizione con forzature che possono essere reciproche. Occorrerebbe davvero recuperare lo spirito costituente, perché la Costituzione riguarda scelte di fondo che vanno meditate. Se anche i tempi si allungano, non sarà affatto un dramma.

 

Per Lorenzo Dellai, “se si uccide la democrazia parlamentare l'alternativa non è la democrazia diretta, ma una post democrazia autoritaria”. Lei che cosa ne pensa?

Il punto sostanziale, al di là del dibattito politico, è che la nostra Costituzione era stata studiata con pesi e contrappesi. Passando a un sistema fortemente maggioritario devono essere garantiti dei contrappesi rispetto al potere della maggioranza. Il nodo è come creare istituzioni che garantiscano la rappresentanza della minoranza, pur attribuendo alla maggioranza pieni poteri e responsabilità di governare.

 

Lei che cosa ne pensa del merito di queste riforme?

La riforma del Senato resta un po’ sospesa a metà. Sarebbe stata una scelta più limpida optare per una seconda camera federale come il Bundesrat tedesco, dove le regioni sono rappresentate in quanto tali. Avere un’elettività di secondo grado con grandi elettori in numero ristretto non garantisce una rappresentanza popolare sia pure mediata. Si comprende l’esigenza legata al fatto che il bicameralismo comporta un rallentamento delle procedure. Ci sarebbe però da riflettere ancora e da migliorare molto l’impianto.

 

Fino a che punto lo spirito del ’48 è diverso da quello attuale?

Un esempio può essere emblematico. Quando si trattò di discutere l’articolo 7 sui rapporti tra Stato e Chiesa, fu l’unica volta in cui il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, prese la parola per sostenere quella riforma. Togliatti decise di votare a favore, e la sua fu una scelta istituzionale, sorprendendo parecchi anche nel suo stesso partito. In altri casi vi furono contrapposizioni tra DC e Pci, ma anche collaborazioni nella stesura degli articoli della Costituzione.

 

Lei ha notato che De Gasperi intervenne sulla Costituzione una sola volta in tutto. In questo caso invece la riforma costituzionale è portata avanti in prima persona dal premier Renzi…

E’ quasi una riforma governativa. E’ da dire che in alcune situazioni drammatiche le riforme costituzionali sono elaborate anche con un “confezionamento esterno”. Penso alla Costituzione francese e al referendum voluto da De Gaulle. Quest’ultimo preparò la Costituzione secondo quelle che lui riteneva le esigenze di funzionamento della Repubblica transalpina, che appariva impantanata in un eccesso di parlamentarismo.

 

Quindi Renzi è più un De Gaulle che un De Gasperi?

Le situazioni in cui si inserisce l’azione di Renzi, De Gasperi e De Gaulle non è paragonabile, né lo sono la storia personale di questi tre leader.

 

(Pietro Vernizzi)



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