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COMUNISTI ED EX/ Tsipras, il "cavaliere bianco" che lascia a piedi l'Altra Sinistra

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

Il Manifesto e Il Fatto quotidiano hanno fortemente sponsorizzato la lista, che ha portato a casa tre deputati europei. In occasione delle elezioni del gennaio 2015 in Grecia, che hanno visto la squillante vittoria di Tsipras, si è formata in Italia la Brigata Kalimera — nulla a che  vedere con le gloriose Brigate internazionali della Guerra di Spagna, iniziata nel 1936 — capitanata dalla sempre vivace ottuagenaria Luciana Castellina, con il suo "attaccamento inquietante, ma beato alle grandi idee sbagliate del Novecento" (Giuliano Ferrara), che ha portato circa 200 italiani, rappresentanti di movimenti e associazioni, e militanti singoli ad Atene per appoggiare/festeggiare la vittoria di Tsipras. 

Sì, nell'allegra Brigata sono presenti tracce dell'antica militanza extra-parlamentare post-sessantottina, ma soprattutto ci sono intellettuali laicissimi, che alle barricate delle piazze hanno sempre preferito quelle comodissime e ben retribuite delle redazioni e delle cattedre. Per quasi tutti costoro, da sempre, ci sono due sinistre: quella revisionista, poi filo-socialista, poi subalterna a Berlusconi, poi più a destra del medesimo, che oggi è rappresentata da Renzusconi. Se ne accorga o no, il Pd di Renzi è subalterno al capitalismo finanziario, alle burocrazie europee, ai poteri forti. E tende alla deriva autoritaria. Fortunatamente, c'è un'altra sinistra: quella dei movimenti, quella della società civile, quella degli indignati, quella di Porto Alegre, quella degli arancioni — che non sono, tuttavia, gli Hare Krishna — quella dei No Tav, quella degli animalisti estremi, quella enogastronomica di Carlin Petrini... Disgraziatamente, questa sinistra è sempre orfana, da decenni. Cade il comunismo? Non per questo si potranno mai addivenire socialdemocratici, sui quali continua a pesare la condanna dei primi anni Trenta del 900 e quella degli anni 70 di Enrico Berlinguer, estesa per l'occasione a Craxi e a tutti i suoi amici, quali gli stessi miglioristi del Pci. 

Renzi ha avuto, secondo la Brigata, l'arroganza di ripudiare il dogma, che fino a Bersani era: "mai nemici a sinistra". Renzi ha preso atto che con loro non si può governare. Di qui la loro ricerca ossessiva del leader esterno, sul quale caricare le frustrazioni di una storia ideologica che non riesce a fare i conti con l'idea che sì, è vero, il capitalismo non è l'ultimo grido dell'evoluzione umana, ma, come ha osservato acutamente Ruffolo, "ha i secoli contati". In forza di tale ossessione, hanno persino digerito, con l'aiuto di qualche pillola ideologica, acquistata alla farmacia ancora aperta della Terza internazionale e del togliattismo machiavellico, che Tsipras sia andato a fare un'alleanza di governo con un movimento di destra estrema, ma ostile all'Europa. Una sorta di Lega Nord in insalata greca. L'avesse fatto Renzi, si sarebbero rivolti alla Corte dell'Aja. 

La realtà non tarderà a vendicarsi, molto a breve. Forse, al tramonto della Brigata Kalimera — ma la battuta viene facile — si chiameranno abbastanza presto "Brigata Kalinichta", la Brigata buonanotte? Non importa. Avanti un altro Cavaliere bianco! Lo slogan è pur sempre "cercare ancora".



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