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DIETRO LE QUINTE/ L'exit strategy di Verdini & co. per non morire berlusconiani

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"Silvio Berlusconi" al carnevale di Viareggio (Infophoto)  "Silvio Berlusconi" al carnevale di Viareggio (Infophoto)

"La immaginazione consola gli uomini per quello che potrebbero essere. Il buonumore li consola per quello che sono". Chissà se Silvio Berlusconi prenderà in considerazione questa massima di Winston Churchill nell'accingersi per l'ennesima volta a rinverdire la sua creatura — Forza Italia — e provare a ricomporre il puzzle del cosiddetto centrodestra.
Ma la realtà è a dir poco complicata. Lui è uno dei capi dell'opposizione ma le sue aziende hanno un disperato bisogno del governo. Lui è il leader del suo partito ma sempre meno tra i suoi ne riconoscono l'autorevolezza. Lui paventa la deriva autoritaria di Renzi ma vorrebbe nel suo partito disporre a suo piacimento come l'altro fa nel Pd. In realtà insomma i dolori del "giovane Silvio" non sono né il tetragono Fitto né l'arrembante Salvini, quanto piuttosto quella sorta di figlio illegittimo che fa e disfa con disinvoltura come lui non ha mai avuto il coraggio o la forza di fare.
Ma mentre il conducator di Arcore si avvita sempre più, si moltiplicano nel suo partito le exit strategy di chi non crede possibile una nuova stagione. Non ci crede il già citato Fitto che seppure sotto le bandiere di Forza Italia moltiplica gli incontri di una "cosa" del tutto nuova. Non ci crede Denis Verdini che è pronto ad entrare coi suoi seguaci in orbita renziana. Non ci credono i democristiani e i socialisti di complemento che hanno sempre affollato la corte berlusconiana e che ora si augurano semplicemente di rinviare il voto più a lungo possibile. Nel frattempo le sirene della lista Salvini al sud si adoperano per attirare ciò che resta del consenso azzurro e chi fugge dall'esangue ridotto Ncd-Udc.
Berlusconi ha pochi giorni a disposizione per sciogliere i nodi di questa situazione intricata. Ma per tagliare il nodo gordiano dovrebbe paradossalmente risolvere lui il conflitto d'interesse che lo affligge e schierarsi per le ragioni della politica contro quelle di Mediaset, di Mediolanum e chi più ne ha più ne metta. Un vero e proprio contrappasso dantesco per l'alchimista che in questi anni ha convinto anche gli oppositori che fosse preferibile anche per loro un Berlusconi immagine del padrone delle ferriere che era fondamento del consenso della sinistra.
Rimane il fatto che in attesa di qualcosa di più persuasivo del Salvini anti euro, anti Europa, anti Alfano, anti Tosi e forse anti centrodestra la sola cosa di buon senso che si possa fare se non ci si vuole rassegnare a morire renziani è contribuire a risollevare le sorti del più che mai compromesso e disastrato partito di plastica. In attesa di tempi nuovi. Forza Italia!



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COMMENTI
15/02/2015 - Pseudonimo: Mara Mao sarebbe meno crudele... (Giuseppe Crippa)

Non so quanto sia disinteressato il consiglio della signora Maldo (Benvenuta su Il Sussidiario!) ai democristiani ed ai socialisti di complemento che tuttora sono in Forza Italia. Fossi un parlamentare forzista lascerei il partito di plastica prima possibile: non a caso il Gruppo Misto è il raggruppamento che più sta crescendo dentro entrambe le Camere!