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SCENARIO/ Folli: ora il Nazareno è in Libia, Renzi lo riporti in Italia

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

La questione libica è così delicata che è importante che non si trasformi nell’oggetto di un “baratto”. Sulla politica estera c’è una situazione di crisi seria che ci investe come nazione. In questo senso non ci possono essere effetti immediati sul piano degli equilibri di governo. La convergenza deve essere sulla politica estera, come sempre è successo nei momenti critici della storia del Dopoguerra.

 

Quanto è indebolito il governo dalla rottura con FI?

Il governo è più debole da un punto di vista generale. I numeri probabilmente li ha, sia alla Camera sia al Senato. Si crea però una situazione tale per cui è costretto a procedere sulla via delle riforme a colpi di maggioranza: una strada che in genere non porta fortuna. Quell’immagine della Camera vuota nei giorni dell’Aventino è stata interpretata con un senso di fastidio e sconcerto nei confronti dei parlamentari, ma alla lunga l’opinione pubblica non è stata interamente dalla parte del premier. In certi passaggi importanti come la riforma della Costituzione occorre fare uno sforzo per trovare convergenze ampie. Per questo dico che per quanto riguarda legge sul Senato e Italicum sarebbe opportuno trovare dei punti di convergenza.

 

Infine, come si profila lo stile del presidente Mattarella?

Molto severo, restio a usare toni sopra le righe o a fare gesti eclatanti. Molto misurato quindi nelle sue iniziative e nell’uso delle parole, ma molto attento alla sostanza delle questioni che toccano le sue prerogative.

 

(Pietro Vernizzi)

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