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DIETRO LE QUINTE/ I numeri di Renzi? Un falso problema che nasconde la vera crisi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Salvini si trova davanti a un bivio: o cacciare Tosi, e pagare un prezzo salato, oppure cercare di recuperarlo, a costo di far correre la Lega in splendida solitudine, senza neppure l'intesa con Forza Italia. E in quel caso il rischio di regalare il Veneto al Pd della Moretti si farebbe concreto. Di fatto Tosi sta impedendo a Salvini di muoversi liberamente sullo scacchiere delle alleanze, con il leader leghista che si augura di poter riprendere piena libertà d'azione se la manifestazione anti-Renzi convocata a Roma per il 28 febbraio sarà un successo.

In Piazza del Popolo ci sarà la Meloni, ma non Forza Italia. E un'intesa con ciò che resta di An non è certo massa critica sufficiente per impensierire Renzi, è solo una piccola intesa. Berlusconi, intanto, rimane sospeso fra il dialogo con Salvini e quello con Alfano, il quale — se respinto — sarebbe ancora in tempo per bussare alle porte di Renzi e del Pd. Certo, quella scelta equivarrebbe a bruciarsi i ponti con il centro destra, sarebbe di fatto senza ritorno. Ma sarebbe rassicurante per il numeroso ceto politico che è salito sul carro di Ncd e di Area Popolare.

Ancor più nebuloso è immaginare il futuro del Movimento 5 Stelle, la cui strategia d'opposizione è sempre più oscura e ondivaga. Renzi può dunque dormire sonni abbastanza tranquilli. Gli basta tenere a bada la sinistra interna, finita all'angolo sulla vicenda del Quirinale.

L'altro dato che a Palazzo Chigi dovrà essere tenuto presente è che è cambiato l'inquilino del Quirinale. Mattarella è schivo di carattere, lontanissimo dal suo predecessore, ma sarebbe un grave errore immaginarlo come un presidente silente o addirittura accondiscendente con il governo. Già dalle prime mosse ha fatto capire di voler essere arbitro sul serio. E nel giro di colloqui con l'opposizione ha manifestato l'intenzione di voler ricucire in prima persona lo strappo conseguente alla sua elezione. Grillo l'ha capito, Salvini no, decidendo di spedire sul Colle solo i due capigruppo. 

Mattarella non ha alcuna intenzione di entrare direttamente nel gioco. Ma userà tutta la sua moral suasion per evitare che l'aula sia mezza vuota nel momento in cui si voterà la nuova legge elettorale. E l'aggravarsi della crisi libica potrebbe facilitare questo sforzo. Ma la stessa pressione verrà esercitata nei confronti del governo, perché non debordi: nessuno sconto per nessuno, neppure per Renzi. Le regole della nuova coabitazione, insomma, sono ancora tutte da scrivere. 



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COMMENTI
19/02/2015 - Vedremo (Luigi PATRINI)

Vedremo: se sono rose fioriranno.... Per il momento si vedono tante spine. Soprattutto per il futuro della democrazia in questo Paese.