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RETROSCENA/ Renzi "festeggia", ma Bersani si prende il Colle

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Certamente i sondaggi vanno presi con beneficio d'inventario, però la sostanza è che l'alleanza con Alfano e con Berlusconi ha visto primeggiare Renzi ed anche imporre le sue soluzioni, ma il premier negli ultimi mesi è finito su un piano inclinato discendente. 

A ciò si è aggiunto — per lui quasi a sorpresa — l'annuncio delle dimissioni di Napolitano che hanno esposto Renzi a una nuova offensiva sulla sua sinistra (dall'interno e dall'esterno del Pd). Dopo gli scontri in aula che mostravano che non aveva più una maggioranza autosufficiente in Senato, si è trovato un terzo dei parlamentari Pd in assemblea con Bersani a diffidarlo dall'eleggere un capo dello Stato espressione del patto del Nazareno. Unica via di fuga sembrava rappresentata da Giuliano Amato, che però era figura relativamente autonoma e soprattutto con rapporti diretti sia con Berlusconi sia con la minoranza del Pd che scavalcavano Palazzo Chigi.

Che cosa ha fatto allora Renzi? Ha cercato di recuperare il consenso perduto a sinistra. All'assemblea dei parlamentari del Pd si è "autocriticato" nel senso che ha preso le distanze sia dalla maggioranza di governo sia dal patto del Nazareno, e accordandosi con Bersani ha dato vita a una maggioranza senza Berlusconi e Alfano. Non è una "terza" maggioranza, quella dell'elezione presidenziale è la "vera" maggioranza. A sottolinearne il valore "politico" è stato lo stesso Renzi che ha notificato ad Alfano che chi non vota Mattarella non può stare nel suo governo. 

I renziani assicurano che nulla è cambiato, che la maggioranza di governo è salda e il patto del Nazareno confermato, il segretario fiorentino plenipotenziario e il Quirinale un semplice busto al Pincio (simbolo retorico della Prima Repubblica, come lo ha tratteggiato Renzi, di lotta alla mafia, dimissioni per principi, ecc.). 

Non è esattamente così. 1. Con l'ex giudice costituzionale e padre del "Mattarellum" i prossimi passaggi delle riforme istituzionali ed elettorali saranno seguiti da vicino dal Quirinale e Renzi sarà chiamato a render conto di ogni passo. 2. La ex minoranza Pd avrà più voce in capitolo e non potrà più essere emarginata per accordi diretti con i delegati di Berlusconi, a cominciare dal tema del Parlamento dei nominati con i capilista bloccati. 3. Palazzo Chigi avrà meno "le mani libere" nel ricorso a decreti legge e leggi delega esautorando il Parlamento.



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