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SCENARIO/ Il "caso Veneto" manda in pezzi la Lega di Salvini (e il centrodestra?)

Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto) Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto)

La corda è tesa al massimo, e Salvini deve decidere il da farsi. Sinora si è limitato a dire che non c'è tempo per i litigi interni alla Lega, anche perché fanno il gioco della sinistra. Gli incontri a tre, con Tosi e Zaia, sono stati interlocutori. il tempo però stringe, e una decisione dovrà essere presa rapidamente. 

Salvini aveva pensato a un congresso straordinario l'8 marzo a Genova per aprire la campagna elettorale regionale, ma l'idea pare tramontata, anche perché su questa ipotesi il sindaco di Verona si è messo di traverso. Probabile, a questo punto che ogni decisione verrà rinviata a dopo la manifestazione convocata il 28 febbraio in Piazza del Popolo a Roma. Se sarà un successo, Salvini cercherà di imporre la propria linea da una posizione di forza.

La cocciutaggine di Tosi è però proverbiale. A Roma quasi certamente lui non ci sarà, come molti dei suoi fedelissimi. Zaia, invece, sarà in prima linea. In ballo c'è la regione simbolo del buon governo leghista, che un'eventuale candidatura del sindaco di Verona metterebbe a serio rischio. Rompere con Tosi sarebbe un azzardo che Salvini potrebbe pagare a caro prezzo. Ne va della sua credibilità di leader nazionale, che non può permettersi una sconfitta nella propria roccaforte storica, anche se il segretario leghista sembra davvero tentato dal tirare diritto.

Passa per il Veneto anche la possibilità di ricostruire un'alleanza di centrodestra minimamente credibile e competitiva, che vada al di là della "piccola intesa" con la Meloni e Fratelli d'Italia. Servirebbe una "quadra", per dirla con Bossi. L'accordo privilegiato con Berlusconi è durato lo spazio di un mattino, ed è stato soppiantato da quello fra Forza Italia e Ncd, funzionale a difendere l'unica altra regione in cui vi siano reali chanches di battere il Pd di Renzi, la Campania di Stefano Caldoro.  

In chiave futura, però, il Veneto sarà la battaglia più importante. E Salvini sa che la Lega da sola (o con il partito "gemello" del Sud) non può bastare a battere l'altro Matteo, quello che sta a Palazzo Chigi.

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