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CAOS RIFORME/ Il giurista: la vera "questione democratica"? Non è la Rai, ma l'euro

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Ora, finché queste due legittimazioni vanno nella stessa direzione, il problema non si pone. Quando entrano in conflitto a prevalere è la legittimazione derivante dal vincolo esterno. E arriviamo così al problema da cui siamo partiti: si genera nell'osservatore l'impressione che il governo vada per conto suo e che sia sganciato rispetto alla legittimazione tradizionale. Ma questo non è vero, o è vero solo in parte. Significa soltanto che a prevalere è la legittimazione di origine sovranazionale.

E' per questo motivo che sembra quasi inuile richiamarsi alla Costituzione?
Certo, perché il Parlamento non ha più margini decisionali — o meglio, li ha, ma sono molto limitati. Prenda la nostre leggi finanziarie: prima vengono approvate a Bruxelles e poi ratificate dal Parlamento italiano. Ma in caso di conflitto tra indirizzo politico interno e indirizzo politico esterno quale è quello che prevale? La risposta ce la dà la vicenda di Tsipras e della Grecia.

In Italia però non ci troviamo di fronte a un conflitto così manifesto.
No, ma il problema c'è e il Jobs Act lo ha dimostrato. Si è finalmente realizzata una delle riforme strutturali che l'Europa ci chiedeva fin dalla famosa lettera della Bce dell'agosto 2011. 

Ha parlato di "vincolo esterno", in buona sostanza che cosa sta accadendo?
E' come se al di sopra della nostra Costituzione si fosse instaurato un fatto costituzionale più ampio e più comprensivo che la ingloba e, inglobandola, ne condiziona l'applicazione. Badi che non è una scoperta mia. Uno studioso di cui non si può mettere in dubbio l'autorevolezza, come Giuseppe Guarino, ha parlato di una robotizzazione delle politiche nazionali da parte dei Trattati. E ha colto perfettamente nel segno. E' ciò che i Trattati definiscono stretta "condizionalità".

Parli degli algoritmi di Bruxelles e in un modo o nell'altro arrivi al problema dell'euro. Perché?
Perché l'euro non è solo una moneta. E' un modo per condizionare in modo profondissimo le politiche nazionali: sottrae ai governi nazionali degli strumenti classici di governo dell'economia, dalla politica valutaria alla politica monetaria. E impone una specifica politica del lavoro. Buona parte delle difficoltà economiche attuali stanno in questo.

Ma qualcuno, da Fassina a Salvini, comincia o ha cominciato a riconoscerlo.
Infatti questo è singolare. E che avvenga dentro il Pd (quello che dice Fassina ora lo dice anche D'Attorre) è un fatto molto interessante. 

Sia pure a Parlamento dimezzato, la riforma costituzionale è andata avanti. Renzi non si è preoccupato dell'Aventino, tanto — ha detto — si andrà a referendum.  


COMMENTI
26/02/2015 - commento (francesco taddei)

no, no! la vera questione democratica è proprio la rai! occupata dal pd e dai parenti raccomandati. è ora di finirla col benaltrismo!

 
26/02/2015 - TROPPA GENTE CHE VUOL COMANDARE? (RUGGIERO DAMBRA)

SIGNORI FORSE AVETE LA MEMORIA CORTA?LA BOLDRINI E'IL SIGNOR.VENDOLA IN PERSONA ANCHE LEI VUOL COMANDARE,ANZI FAR CASINO E BASTA CHE SI DIMETTA E'VADA A LAVORARE?