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CAOS RIFORME/ Il giurista: la vera "questione democratica"? Non è la Rai, ma l'euro

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Due decreti attuativi al giorno in 10 mesi. Renzi che, dopo il lavoro, dice di voler riformare anche la Rai per decreto, la Boldrini che insorge e il vicesegretario Pd Guerini che la esorta a prendere ripetizioni serali di Costituzione. La "questione democratica" aleggia sul governo Renzi. Antonio Polito l'ha richiamata ne suo editoriale sul Corriere della Sera di martedì, chiedendosi se mai essa possa saldarsi (contro Renzi) all'altra questione, quella "sociale" agitata da Landini. Ieri ha scritto un lungo articolo critico verso Renzi (pur senza citarlo nemmeno una volta: "La politica al tempo dell'esecutivo") Gustavo Zagrebelsky su Repubblica. Per Alessandro Mangia, costituzionalista, questione sociale e questione democratica sono due facce della stessa medaglia, anzi della stessa moneta, visto che l'euro è il convitato di pietra di ogni seria questione politica.

Professore, cominciamo dalla Boldrini.
E' la prima volta che un presidente della Camera prende la parola per difendere il ruolo del Parlamento nei confronti del governo. In teoria il Parlamento avrebbe tutti gli strumenti per farsi valere. Il punto è che, in questo momento, nessun parlamentare vorrebbe assumersi la responsabilità di sfiduciare il governo.

E' quanto dire che non si assumerebbe l'onere di esercitare un potere di controllo previsto dalla Costituzione… per mancanza di volontà politica o cos'altro?
La verità è che ormai ci troviamo ormai all'interno di una situazione anomala. Ed è la stessa che consente a Renzi di dire che durerà fino al 2018.

Fatto sta che si accusa Renzi di governare per decreti. I primi 10 mesi del  suo governo vantano due decreti attuativi al giorno, lo dice il sito (governativo) passodopopasso.it.
E' chiaro che in questo momento il problema è il rapporto tra Governo e Parlamento.

E qual è la malattia? Secondo Zagrebelsky, l'"eterno presente" del tempo renziano è quello in cui una tecnica dedita soltanto ai mezzi (e non più ai fini) sostituisce la politica. E dove i partiti sono morti.
Sono rilievi giusti, ma penso che sia limitante guardare a queste vicende da un punto di vista meramente interno. Certo, si può seguire questa strada e stigmatizzare il fatto che il Parlamento non sia più la sede di elaborazione dell'indirizzo politico del governo. Ma in questo modo si lascia da parte che ormai, in Europa, buona parte dei governi nazionali opera sulla base di una doppia legittimazione. Da una parte c'è la legittimazione interna, definita dalle costituzioni nazionali: la fiducia del Parlamento al Governo.

E l'altra?
Dall'altra c'è una legittimazione esterna. Che si risolve poi nel fatto che i governi nazionali sviluppino determinate (e concordate) politiche a livello europeo o sovranazionale perché lo chiede qualcun altro.

Per non far nomi, l'Europa. Quindi?



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COMMENTI
26/02/2015 - commento (francesco taddei)

no, no! la vera questione democratica è proprio la rai! occupata dal pd e dai parenti raccomandati. è ora di finirla col benaltrismo!

 
26/02/2015 - TROPPA GENTE CHE VUOL COMANDARE? (RUGGIERO DAMBRA)

SIGNORI FORSE AVETE LA MEMORIA CORTA?LA BOLDRINI E'IL SIGNOR.VENDOLA IN PERSONA ANCHE LEI VUOL COMANDARE,ANZI FAR CASINO E BASTA CHE SI DIMETTA E'VADA A LAVORARE?