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J'ACCUSE/ Sansonetti: così Renzi ha sospeso la democrazia

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Non è Landini a essere un nemico di Renzi, è il presidente del Consiglio ad avere sfidato la Fiom e la Cgil in tutti i modi. La politica economica del governo è stata costruita sull’idea che andasse raso al suolo il sindacato della Camusso, e che la Cgil si difenda mi sembra legittimo. Ma ciò non vuol dire che Landini debba per forza entrare in politica. In questo momento è il segretario della Fiom, fa il sindacalista e ritiene che in questa fase il sindacato possa avere un ruolo importante nella battaglia politica, visto che quest’ultima si svolge soprattutto su temi economico-sociali.

 

L’unità del Pd è a rischio?

L’unità non esiste, ma il partito è tenuto insieme dalla minaccia elettorale. E’ tutto un meccanismo basato sul fatto che non ci sono le preferenze e che quindi attualmente le liste elettorali sono nelle mani del capo del partito. Se Renzi fa sciogliere le camere, il rischio per chi si oppone è quello di non essere più deputato. E’ questo il ricatto politico che tiene insieme il partito, altrimenti il Pd quasi non esisterebbe più.

 

Che cosa potrebbe accadere ai prossimi appuntamenti in Parlamento?

Io non darei per scontato che l’Italicum passi. Renzi si sente molto sicuro perché ritiene di avere i numeri, ma forse è stato un po’ troppo spregiudicato perché ha rotto sia a destra sia a sinistra. Bisogna vedere come vanno i rapporti con Berlusconi e come finisce tra quest’ultimo e Fitto. Io ritengo però che il premier almeno in parte stia rischiando.

 

E se la sinistra decidesse di formare un suo partito?

Dal momento che si è deciso che si andrà avanti fino al 2018 con un presidente non eletto, non si capisce per quale motivo si dovrebbero formare nuovi partiti.

 

Se non c’è la scadenza elettorale, che cosa si formano a fare?

La rottura c’è, lo dimostra il fatto che sulla riforma costituzionale un pezzo del Pd è andato sull’Aventino. Escono dall’aula, ma non credo che usciranno dal partito. Lei ha accusato Renzi di avere una tendenza neo-autoritaria.

 

Ma l’alternativa non è l’immobilismo?

Il normale funzionamento della democrazia ha naturalmente i suoi tempi, rende le operazioni più lente ma anche più solide. Nella Prima Repubblica si è governato, si sono fatte numerose riforme con l’opposizione a favore o contro. Craxi fece delle riforme pur avendo contro l’ostruzionismo di un partitone come il Pci. Governare con la democrazia è quindi possibile, anche se c’è bisogno di un partito e di un gruppo dirigente. Sono tutte cose che Renzi non si è mai attrezzato a predisporre perché è convinto di non averne bisogno. Pensa di poter fare tutto da solo, ma questo è possibile soltanto con soluzioni autoritarie.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
26/02/2015 - commento (francesco taddei)

sansonetti è un vecchio nostalgico del soviet che ha cambiato nome alle idee ma non alla loro sostanza, come tanti altri giornalisti guardiani dei nuovi diritti.