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SCENARIO/ D'Attorre (Pd): Renzi cadrà con l'euro

Per ALFREDO D’ATTORRE (Pd) ha ragione Landini quando afferma che il tema non è la realizzazione a tavolino di un nuovo soggetto politico, ma il sostegno a battaglie comuni su temi concreti

Maurizio Landini (Infophoto) Maurizio Landini (Infophoto)

“Sono d’accordo con Landini quando afferma che il tema non è la realizzazione a tavolino di un nuovo soggetto politico. Il nostro obiettivo è costruire battaglie comuni su temi concreti per correggere la rotta del governo”. Lo afferma Alfredo D’Attorre, deputato del Pd, annunciando che a marzo si terrà una convention della sinistra del partito. Una battaglia che pone al centro due grandi temi: la difesa della democrazia nei singoli Stati contro le ingerenze di Bruxelles e il contrasto alla povertà da anteporre agli interessi dei grandi gruppi industriali. Dopo l’intervista dei giorni scorsi, Landini ha precisato: “Io voglio continuare a fare il sindacalista”. Nello stesso tempo però ha ribadito l’idea di continuare a lavorare a una “vasta coalizione sociale” che si opponga a un presidente del Consiglio che, “pur non essendo stato eletto, sta cancellando lo Statuto dei lavoratori. E’ a rischio la tenuta democratica del Paese”.

Come intende muoversi la sinistra Pd nei prossimi passaggi parlamentari?

Sulle riforme abbiamo indicato la necessità di cambiamenti nel merito e di un ritorno a un sano metodo parlamentare. Se dovesse proseguire il tentativo di una blindatura extraparlamentare del processo riformatore anche dopo la fine del patto del Nazareno, non esiteremo a esprimere il nostro dissenso in modo leale e alla luce del sole, ma anche molto determinato.

Sul piano economico-sociale invece che cosa farete?

Si vedono i primi timidi segnali di ripresa, ma adesso dobbiamo capire se a beneficiarne saranno solo i grandi industriali. Questi ultimi finora hanno goduto di una serie notevole di provvedimenti del governo a loro favore, tra cui Jobs Act, taglio dell’Irap e sgravio per le nuove assunzioni. Noi riteniamo che sia il caso di introdurre misure nel segno della redistribuzione, della lotta alle diseguaglianze e del contrasto alla povertà. La ripresa non può esserci soltanto per i ricchi e per i soliti noti.

Ma i decreti attuativi del Jobs Act non hanno esteso le tutele e la lotta al precariato?

Francamente questa estensione delle tutele e questa lotta alla precarietà io non la vedo né in termini di quantità di nuove risorse stanziate, né di nuovi istituti giuridici previsti. La verità è sotto gli occhi di tutti. Quando si è candidato alle Primarie, Renzi aveva proposto un Jobs Act basato sulla cancellazione di tutte le forme di precariato e con l’approdo al contratto d’inserimento unico a tutele crescenti. Alla fine del percorso ci troviamo con le forme di precariato ancora tutte in piedi, ne sono rimaste 45 su 47, e in più è stata eliminata la tutela piena. Altro che contratto unico a tutele crescenti: abbiamo ancora una selva di contratti precari, senza tutele.

Landini può essere il leader di un nuovo partito di sinistra?