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MATTARELLA DAY/ E' già finita la "monarchia" di Renzi

Pubblicazione:martedì 3 febbraio 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Un messaggio rivolto anche a chi pensi che, quasi per pagare pegno per la raggiunta elezione, si debba ridurre l'attenzione presidenziale sul cammino delle riforme. Al contrario, come è normale nel pendolo della politica, è ragionevole presumere che il capo dello Stato farà di tutto per smarcarsi da qualsiasi ombra che possa offuscarne l'azione, e soprattutto limitarne l'indipendenza di giudizio rispetto alle posizioni di chi lo ha ufficialmente suggerito. 

Chi pensa che ci troviamo in una repubblica sotto tutela del premier, sbaglia vistosamente i conti. Tanto più, non si tiene conto di quanto, chiaramente scritto nella Costituzione, non sarà modificato neppure dalla riforma in corso: tutti i più rilevanti poteri governativi sono esercitati mediante atti del presidente della Repubblica che sono "controfirmati" dal Governo. Come l'esperienza costituzionale ha abbondantemente dimostrato, nel rapporto tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio la prevalenza dell'uno o dell'altro non dipende dalle norme scritte, ma dalla consistenza della reciproca forza politica. Dipende, in concreto, da molti e variabili fattori, non ultime la rispettiva esperienza e la capacità di agire nel campo delle istituzioni, nazionali e internazionali. Il nuovo capo dello Stato ha già dato ampia dimostrazione di disporne in gran quantità. E il nostro ordinamento costituzionale, soprattutto se sarà modificato come prefigurato nelle riforme in fieri, ne avrà senz'altro bisogno.  



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