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TERZA REPUBBLICA/ Pasquino: Mattarella non firmerà l'Italicum

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Lei esagera definendo Ncd un “tappetino”, perché abbiamo un ministro degli Interni come Alfano che ha le sue idee e le difende. Lo stesso Lupi, ministro dei Trasporti, non prende semplicemente ordini ma attua una politica discussa dall’intero consiglio dei ministri. Ncd è un partito piccolo che ha bisogno di tempo per radicarsi. La legge elettorale con la soglia del 3% gli consentirà comunque di entrare in parlamento, e quindi forse deve semplicemente riposizionarsi e trovare qualche tema nel quale fare valere il suo profilo in modo visibile.

 

Per Gianfranco Fini, il centrodestra soffre di una divaricazione per quanto riguarda i temi. Esistono ancora dei temi di destra?

Il centrodestra avrebbe un tema forte che però non è capace di declinare: la nazione. La sinistra farebbe molta fatica a convincere il suo elettorato di essere un “partito nazionale”. Renzi ha provato a dire che il Pd è il Partito della Nazione, anche se la sua è più un’aspirazione che una realtà. Il centrodestra ha quindi la strada spianata per fare emergere una comunanza tra gli italiani, senza esagerare con i toni come Marine Le Pen, ma puntando appunto agli elettori moderati. Ma soprattutto quello che il centrodestra non doveva accettare è il premio alla lista nell’Italicum. Se Berlusconi non insiste sul fatto che il premio deve andare alla coalizione, condannerà il centrodestra a essere minoranza per parecchio tempo, con il rischio che al ballottaggio si posizionino Pd e M5S.

 

Renzi sarà tentato di andare a elezioni anticipate?

Non credo. In primo luogo non ha ancora approvato la riforma del Senato. Inoltre deve riuscire ad abolire realmente le province, che per ora sopravvivono come struttura burocratico-amministrativa, deve abolire il Cnel e portare a compimento la riforma costituzionale. Francamente non so se ci riuscirà entro il 2015, e comunque non è mai una buona scelta quando un presidente del consiglio decide di sua spontanea iniziativa di andare a elezioni anticipate, in quanto gli italiani non hanno mai gradito di essere chiamati in continuazione alle urne.

 

(Pietro Vernizzi)



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