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TERZA REPUBBLICA/ Pasquino: Mattarella non firmerà l'Italicum

Pubblicazione:martedì 3 febbraio 2015

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“Alla Camera, Forza Italia non è importante dal punto di vista numerico ma come idea di riforme condivise. Credo che Fi sulle riforme abbia interesse a starci però non ha senso rimettere in discussione tutto, noi si va avanti comunque, se non vogliono andiamo avanti anche senza”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso di un’intervista a RTL. Mentre l’ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, ha sottolineato: “Siamo uniti, si può arrivare al 2018. Abbiamo dato un colpetto al patto del Nazareno”. Ne abbiamo parlato con Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna.

 

Che cosa ne pensa dell’ultima uscita del premier Renzi?

E’ un eccesso di sicurezza dovuto a una vittoria importante quale l’elezione del presidente Mattarella, con il soccorso peraltro non necessario di voti forzisti che lo esalta forse anche sopra misura. Comunque è anche un segnale che ormai il Patto del Nazareno è ritenuto superato.

 

Davvero è convinto che Renzi non abbia più bisogno del Nazareno?

Non ne ha più bisogno nella misura in cui ha capito che nel momento in cui ne discute riesce anche ad avere il sostegno del suo partito in modo unitario. Anche perché Ncd non ha nessun altro luogo dove andare, o sta al governo o è risucchiato in un’opposizione nella quale conterebbe pochissimo. Nel frattempo i Cinque Stelle continueranno lentamente a subire uno stillicidio di fuoriusciti. L’unico vero problema di Renzi è sperare che abbiano ragione gli economisti quando dicono che avremo quella che io definirei una crescita “un pochino felice”.

 

E se adesso Mattarella si rifiutasse di firmare l’Italicum?

Lo stesso presidente Napolitano aveva detto che era il caso di sottoporre la legge elettorale a “opportune verifiche di costituzionalità”. Mattarella è stato uno dei giudici costituzionali che ha contribuito a “distruggere” il Porcellum, e nella sentenza della Corte c’era anche scritto che quella legge non consentiva agli elettori di scegliere davvero i rappresentanti. I capilista bloccati finiscono con il produrre il 70% dei parlamentari nominati. Mattarella probabilmente, insieme ai giudici costituzionali, riterrà che ciò non sia conforme al principio della libertà di scelta degli elettori. Bersani fa bene a sollevare il punto, perché è effettivamente una questione delicata e controversa.

 

Il nuovo presidente interverrà in modo attivo sulla questione delle riforme?

E’ difficile pensare che Mattarella se ne stia a guardare l’approvazione di una legge che non risponde pienamente ai criteri della sentenza della Corte costituzionale. Non dimentichiamoci che il nuovo presidente è stato parlamentare molto a lungo e che è stato l’estensore di una legge elettorale che molti di noi hanno criticato, ma che la stragrande maggioranza dei politologi ritiene nettamente superiore sia al Porcellum sia all’Italicum. Mattarella non lo dirà “a voce alta e forte”, ma farà valere le sue critiche e obiezioni attraverso la cosiddetta “moral suasion”. Anzi sono convinto che, prima ancora di essere eletto, abbia spiegato a Renzi di avere delle riserve sulla nuova legge elettorale.

 

Ncd continuerà a fare il “tappetino” di Renzi?


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