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DIETRO IL NAZARENO/ Berlusconi e la "carta" Alfano per stoppare Renzi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Sull'Italicum i voti di Forza Italia erano decisivi al Senato, e sono stati incassati prima della scelta del capo dello Stato. Adesso alla Camera Renzi ha già fatto sapere che non accetterà la riapertura della discussione. Si vota il testo di Palazzo Madama, punto e basta. I numeri della maggioranza di governo sono talmente ampi, vicini a quota 400, che se 40 della sinistra dem dovessero astenersi non sarebbe un problema.

Si tratta di un rapporto di forza così netto che neppure le riforme costituzionali, che saranno votate la prossima settimana a Montecitorio, corrono sostanziali pericoli. A quel punto il testo sarà cristallizzato, e i successivi tre voti necessari a completare il percorso di revisione costituzionale avverrebbero a colpi di maggioranza in entrambi i rami del parlamento. Il problema del quorum non esiste, tanto alla fine ci sarà il referendum, come non casualmente ha ricordato lo stesso Renzi. 

Forza Italia, dunque, è stata necessaria sin qui, adesso non serve più. Se si fa da parte, "meglio così", per usare le parole della Boschi. Delle tre maggioranze a disposizione di Renzi, quella per le riforme è ormai inutile, al pari di quella che ha eletto Mattarella. Adesso basta la maggioranza vera, quella di governo. Ecco perché la priorità assoluta è stata quella di ricompattare il Pd. 

Troppo tardi Berlusconi si è accorto di essere stato "sedotto e abbandonato". Ancora non ha metabolizzato lo smacco e non ha deciso il da farsi. L'unico su cui può contare è paradossalmente proprio se stesso. Tra un mese tornerà libero di muoversi, potrà girare l'Italia e riannodare le fila del suo partito moribondo, prima che sia troppo tardi. Una lucidata su una leadership appannata.

Per ora il "rompete le righe" non è scattato perché nessuno saprebbe dove andare. In pochissimi (si sussurra della Santanchè) avrebbero il coraggio di bussare alla porta di Salvini. Tutti, in fondo, sperano in un colpo di teatro del loro 78enne leader, ma non sarà facile. Bisognerebbe sfilare Alfano a Renzi, allora si che i giochi si riaprirebbero, perché al Senato Ncd è determinante. 

Se così non sarà, ed è lo scenario più probabile, non tutti saranno felici di attrezzarsi per una lunga traversata del deserto. Un deserto che si chiama opposizione.



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