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Politica

DIETRO IL NAZARENO/ Berlusconi e la "carta" Alfano per stoppare Renzi

L'ennesima giornata di passione dentro Forza Italia: tanta confusione, nessun fatto concreto. Renzi si prepara ad andare avanti da solo, il problema è Ncd al Senato. ANSELMO DEL DUCA

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il patto è morto, viva il patto. Come uno spettro dai contorni incerti, il frutto del colloquio che si svolse a Largo del Nazareno ha segnato l'ultimo anno della vita politica italiana. E incerto è oggi se la sua cancellazione sarà totale, oppure se i suoi frutti in termine di legge elettorale e di revisione costituzionale resisteranno anche al di fuori della cornice che li ha prodotti.

Quel che è certo è che alla fine dell'ennesima giornata di passione dentro Forza Italia resta tanta confusione, ma nessun fatto concreto. I capigrupppo hanno dato le dimissioni, come sollecitato da Fitto a gran voce da giorni, ma Berlusconi le ha immediatamente respinte. Verdini ha litigato con l'ex Cavaliere, ma è ancora al suo posto, il capo dei frondisti dice peste e corna del resto del partito, ma non ha nessuna intenzione di andarsene. 

Tutto risolto? Niente affatto. I problemi rimangono tutti lì, e la débâcle nella vicenda Quirinale ha acuito tensioni che da mesi percorrono il corpo martoriato dell'ex balenottera azzurra, la quale — intanto — dimagrisce sempre di più nelle intenzioni elettorali degli italiani. L'impressione è allora che nessuno abbia la forza di fare davvero esplodere la resa dei conti finale, tantomeno Berlusconi.

Le fazioni che si contrappongono sono almeno tre, l'una contro l'altra armata, senza possibilità di alleanze fra loro. Ci sono i fittiani, una quarantina fra i 130 parlamentari, che sono i più critici. Di fronte a loro i fedelissimi dell'ex Cavaliere si sono lacerati: da una parte i fautori del dialogo a oltranza con Renzi, e cioè Verdini e Gianni Letta, con un pugno di sostenitori, dall'altra il cerchio magico delle Rossi, delle Pascale, dei Romani, dei Toti. Con quest'ultimo gruppo anche le uniche due figure che mantengono un minimo di autonomia, Gasparri e Brunetta.

Il "Mattinale", il bollettino del gruppo alla Camera redatto dallo staff di Brunetta, assicura che da oggi si volta pagina. Tutta colpa — si legge — della tracotanza di Renzi, delle 17 modifiche introdotte alla legge elettorale senza il consenso preventivo degli azzurri, che le hanno accettate convinti che il premio ci sarebbe stato sul Quirinale. 

Su questo si arriva a una commedia dell'assurdo degna di Ionesco: Toti ripete come un mantra che nel patto del Nazareno c'era la condivisione di una scelta per il Quirinale, la Boschi e tutti i renziani non si stancano di ripetere il contrario. E' evidente che una delle due parti mente, ma quale è difficile dirlo. E' altrettanto evidente che una delle due parti ha perso, e su quale sia, invece, non ci sono dubbi. 

Da Palazzo Grazioli ci si affretta a sbandierare che d'ora in avanti ci sarà sostegno solo alle cose che piacciono, e non — ad esempio — al premio alla lista. Ma il margine di manovra per Berlusconi, che appare tristemente immobile al centro della scena, è davvero esiguo.