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SCENARIO/ Folli: l'ultimo bluff di Renzi e Berlusconi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Sì, perché l’Italia moderata non sa dove andare. Se esistesse un partito di centrodestra credibile potrebbe creare dei problemi a Renzi, ma il dato di fatto è che questo partito non c’è. Lo stesso piglio decisionista del premier lo rende una figura attraente per un certo elettorato. Ultimamente i consensi di Renzi sono in calo, ma se dall’altra parte non c’è niente è chiaro che si trova con la strada spianata.

 

La Camera modificherà l’Italicum, per esempio con una riduzione del numero dei capilista bloccati?

E’ plausibile, un certo margine per intervenire c’è e questo rafforzerebbe l’accordo dentro al Pd. Il vero accordo che Renzi deve fare è quello di garantire alla minoranza del parlamento un certo numero di seggi in Parlamento anche dopo il 2018.

 

Per sopperire ai voti di Forza Italia, Renzi ha fatto dei “nuovi acquisti”?

Sì, c’è una pattuglia di fuoriusciti che all’occorrenza potrebbero dare una mano.

 

Lupi simbolicamente non siede più al governo. Lei come vede la posizione di Ncd?

Lupi con i suoi comportamenti è la dimostrazione ulteriore del fatto che il centrodestra in tutte le sue accezioni oggi è in frantumi. In Forza Italia stiamo assistendo a una violentissima lacerazione e anche in Ncd ci sono dei problemi enormi. Occorre invece una riflessione diversa.

 

E sarebbe?

Se nel medio-lungo termine si vuole ricostruire una forza moderata che si opponga a Renzi, bisogna farlo sulla base di temi e contenuti perché è qui che il premier può essere contrastato. Una riorganizzazione della società italiana su basi liberal-democratiche, la difesa della famiglia e dei temi etici sono aspetti che Renzi non può riuscire a cavalcare. Ma se tutto si riduce a un gioco tattico è chiaro che vince il segretario del Pd perché è il più bravo.

 

Come vede il rapporto Renzi-Mattarella alla luce dell’autonomia rivendicata da quest’ultimo?

Un presidente autonomo come Mattarella non può che fare bene al nostro sistema politico, che è fondato sul dualismo tra presidente della Repubblica e presidente del Consiglio. Renzi avrebbe preferito un capo dello Stato che non interpretasse questo dualismo, ma del resto ha avuto coraggio nell’indicare Mattarella in quanto la sua autonomia per lui rappresenta comunque un rischio.

 

Un punto debole di Renzi è la politica economica. Può deviare dall’austerity, anche guardando a Tsipras?

La politica economica di Tsipras non è adatta all’Italia. Un conto è quello che Renzi dice nelle conferenze stampa, dove si ammanta del ruolo di leader di sinistra assumendo dei toni scanzonati, perché questo può anche piacere a un certo elettorato. Bisogna poi distinguere quello che fa veramente, e da questo punto di vista non credo affatto che l’Italia possa seguire la lezione greca sul piano della politica economica. E’ vero però che in Europa la vicenda greca ha gettato un sasso nello stagno e pone interrogativi a tutti, anche ai custodi del rigore tedesco.

 

(Pietro Vernizzi)

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