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Politica

CONGRESSO FNSI/ "Tutelati e precari nel giornalismo che cambia"

Raffaele Lorusso (Immagine dal web)Raffaele Lorusso (Immagine dal web)

Tre sindacatini dei giornalisti avrebbero ancora meno peso e sarebbero a rimorchio delle confederazioni maggiori. Essere unici, autonomi e unitari ci consente di elaborare un nostro punto di vista sulla realtà. Caso mai quello che manca è un collegamento con gli altri lavoratori delle comunicazione per gestire insieme le ristrutturazioni. E questo è importante soprattutto nel mondo televisivo dove il modo digitale di produzione abbatte le barriere tra giornalisti e “tecnici”.

 

La crisi della professione è dovuta alla lunga recessione; al cambiamento tecnologico e commerciale del modello di business (diventato globale) insieme a singoli casi di crisi aziendali importanti a causa degli assetti proprietari o di strategie non più attuali. Qual è il tuo punto di vista?

Parto dall'esperienza che mi trovo a vivere a Mediaset. E' stato creato un canale All News ,ma - nonostante gli sforzi dei colleghi - i risultati sotto il profilo economico non sono ancora soddisfacenti e ora – giustamente – l'azienda chiede più integrazione sinergica tra All News e le realtà maggiormente consolidate di Tg che da sempre richiamano la maggior domanda di pubblicità. Ma dobbiamo anche ammettere che esistono porzioni del mercato dei media largamente assistite e questo – che ci piaccia o no – è destinato a finire. In questi giorni Mediaset ha chiesto ai giornalisti una riduzione del 10% del costo del lavoro ed è in corso una trattativa con i Cdr del gruppo. La realtà - prima e dopo Chianciano - è questa. E dobbiamo affrontarla.

 

Al giornalista italiano viene chiesto di costare di meno, di essere più flessibile, di incorporare funzioni produttive un tempo non proprie del "giornalista"....

 La categoria punta a resistere ma purtroppo questo atteggiamento non basta. Di fatto quando scattano le ristrutturazioni delle redazioni e le riorganizzazioni delle mansioni bisogna credo stare al gioco e cercare di tenere sempre alta la qualità del lavoro. Al Tg5 questo sforzo è più facile. Capisco il dramma di chi si trova a lavorare in una news-room dove ti viene chiesto di lavorare in fretta, su argomenti diversi abbassando la qualità del tuo lavoro e di conseguenza anche la tua possibilità di ricollocazione futura proprio quando tutto diventa più precario. Al congresso della Fnsi il nuovo presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha detto che nelle imprese editoriali serve la qualità e che questa può essere offerta dal giornalismo professionale. Questa disponibilità della Fieg va verificata e colta. Invece oggi alcune espressioni del giornalismo – parlo di infotainment - sono molto criticabili: poche informazioni e tante emozioni. E’ lo spettacolo dell’informazione che fa bene agli ascolti ma non ai giornalisti e all’informazione. Soprattutto la Rai che è servizio pubblico ed è finanziata con il canone dovrebbe abbandonare questa linea. Costringerebbe Mediaset e l’emittenza privata a ripensare al proprio ruolo.

 

Nel settore crescono esuberi, disoccupazione, cassa integrazione, prepensionamenti. A valle, intanto, le assunzioni sono poche e a condizioni poco favorevoli: da Chianciano escono ricette condivise?