BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ L'Opa ostile di Salvini su Berlusconi & co. nasconde 2 problemi

Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto) Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto)

E a chi gli chiede se non teme di spaventare i moderati, ripete la sua convinzione che i moderati abbiano ormai perso la pazienza e non ne possano più del governo e della crisi economica da cui l'Italia non riesce a uscire. Un problema che unisce nord e sud nel segno di tre parole d'ordine: no euro, stop immigrazione clandestina e lotta alla disoccupazione. 

A Roma si è sancita definitivamente la mutazione genetica della Lega. Da partito secessionista e nordista, che Salvini prese in mano quindici mesi fa al 3% scarso, a forza nazionale valutata fra il 12 e il 15%. un cambio di pelle tutt'altro che indolore. C'è un pezzo di vecchia Lega, fatto tanto da semplici elettori quanto da dirigenti di peso, che la conquista del Sud non la vede di buon occhio. E neppure apprezza — Bossi in testa — di accompagnarsi a Casa Pound. "Vedi quanti fascisti ci siamo caricati", diceva perplesso un esponente lombardo di peso, "andando avanti così, questo non sarà più il mio partito". 

Si tratta di segnali di disagio di cui Salvini non potrà non tener conto. Il caso Tosi è indicativo dei sussulti che scuotono il Carroccio. In ballo c'è molto più della semplice alleanza destinata a sostenere la ricandidatura di Luca Zaia a governatore del Veneto. In discussione c'è la prospettiva delle alleanze, con o senza Ncd, insomma, partito con cui la Lega governa oggi sia a Venezia che in Lombardia. 

In casa leghista la corda è tirata al massimo e potrebbe anche spezzarsi. Lunedì si riunirà a Via Bellerio a Milano il consiglio federale leghista, che dovrà sciogliere definitivamente la grana veneta. I toni si sono leggermente abbassati. Tosi a Roma è andato, anche se controvoglia. E' rimasto lontano dal palco, ma alla fine un abbraccio con Salvini fa sembrare più lontana l'ipotesi di una clamorosa espulsione dal Carroccio. E i pontieri, Maroni in testa, sono al lavoro per evitare la rottura.     

Due, insomma, sono i rischi che corre Salvini: da una parte perdere un mezzo di militanza storica, che giudica il Carroccio ormai snaturato, dall'altra condannarsi all'irrilevanza. Deve smentire chi lo giudica come l'avversario più facile da battere per Renzi, perché il più estremista. Non sarà facile, ma lui, il quarantenne che aveva raccolto l'eredità di un partito moribondo, giura che ci proverà in ogni modo. 

© Riproduzione Riservata.