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SENATO & ITALICUM/ Fiano (Pd): su capilista e art. 2, Bersani e i suoi sbagliano

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Pier Luigi Bersani (Infophoto)  Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Rispondo che è un sistema pluralista. La rappresentanza delle sole giunte regionali comportava il rischio che il sistema delle due camere potesse uscire quasi in modo monocolore, se le giunte regionali fossero state della medesima compagine politica che esprimeva la maggioranza di governo alla Camera. Con il sistema di rappresentanza dei consigli regionali noi avremo la garanzia che in quei consigli sarà rappresentata anche la minoranza.

 

Come aggirerete gli scogli nel voto sulla riforma costituzionale al Senato e sull’Italicum alla Camera?

Vedremo quale sarà il comportamento di Forza Italia. E’ quest’ultima che deve risolvere le sue contraddizioni, perché ha compartecipato all’approvazione delle modifiche di queste riforme. Seguire compiutamente tutto l’iter di una norma e poi al momento del voto finale dichiarare, come fa Brunetta, che “questa legge è una mostruosità” è profondamente contraddittorio.

 

Contate di riaprire il dialogo con Forza Italia?

Non abbiamo una particolare urgenza di farlo. Possiamo solo notare che nello scenario politico si è determinata una contraddizione tra i comportamenti iniziali e il voto finale. Se FI avesse detto fin dall’inizio che era contraria al merito della proposta, ciò sarebbe stato più coerente con un voto finale contrario. Ci è più difficile capire chi si dichiara a favore di una proposta e poi vota contro alla fine.

 

La legge elettorale riuscirà a passare?

Siamo fiduciosi perché alla Camera abbiamo i numeri e al Senato perché pensiamo che anche nel nostro partito alla fine prevarrà quel senso delle istituzioni e della coesione di una comunità politica che ieri ha guidato il voto del 99% dei nostri deputati, alcuni dei quali anche dichiarandosi in dissenso hanno votato a favore della riforma.

 

Il testo della riforma costituzionale non si tocca?

Non lo si tocca più per regolamento, perché non è stato modificato ieri e quindi il Senato non ha più la possibilità di intervenire alla prossima votazione.

 

(Pietro Vernizzi)



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