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TOSI ESPULSO/ Gli errori di Salvini nella guerra tra Zaia e il sindaco di Verona

Pubblicazione:mercoledì 11 marzo 2015

Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto) Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto)

Ma  dietro a tutto ciò sta una ragione ben più profonda, ed è forse la sola a motivare perché la frattura sia risultata inevitabile: le linee politiche sul futuro della Lega tra Salvini e Tosi sono esattamente antitetiche. Il primo vuole andare a occupare l’area ribellista e malpancista della destra dura e il ventre molle dell’elettorato sfiduciato e astensionista; il secondo guarda a una rifondazione del centrodestra moderato, più che mai urgente adesso che Berlusconi sta perdendo un colpo dietro l’altro, e alle sue spalle si apre un baratro.

Due strategie, come si vede, che non possono conciliarsi. Si era forse illuso Tosi, quando accettando a suo tempo la spartizione di ruoli con Salvini (quest’ultimo segretario, il primo candidato alle primarie del centrodestra) pensava di poter rivestire un ruolo politico di calibro nazionale, per lui molto più interessante della presidenza di una Regione. D’altra parte, all’epoca Salvini non aveva ancora operato la svolta a U che sta imprimendo al partito, e alla quale – è bene chiarirlo – è giunto in maniera del tutto autonoma e personale, senza l’avallo di un congresso, come sarebbe doveroso per un partito che si inventa una nuova linea politica.

In qualche modo, alla fine ne pagheranno il costo un po’ tutti. Tosi, perché fuori dalla Lega rischierà l’invisibilità; Zaia, perché così rischia di perdere o comunque di avere una vittoria dimezzata, Salvini, perché comunque vada a finire avrà fatto un’ostentazione di debolezza. Peccato che il grosso del conto lo pagheranno dirigenti e militanti leghisti. Ma di loro, chi si è mai preoccupato?

 

 



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