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Politica

TOSI ESPULSO/ Gli errori di Salvini nella guerra tra Zaia e il sindaco di Verona

Flavio Tosi è fuori dalla Lega. Ogni mediazione è saltata. Le candidature in Veneto saranno fatte dal commissario Dozzo, Ora Tosi potrebbe anche candidarsi. FRANCESCO JORI

Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto)Gianluca Zaia e Matteo Salvini (Infophoto)

Flavio Tosi è decaduto ed è fuori dalla Lega. I casi della vita… E' toccato a Bossi, recordman storico di espulsioni dalla Lega ai tempi in cui ne era il padre-padrone, spiegare che sarebbe un errore espellere Tosi, guarda caso uno di quelli che in altre epoche lui avrebbe defenestrato in quattro e quattr’otto! Già questo è un indice del vicolo cieco in cui è finito il Carroccio nella vicenda veneta, ed anche l’espressione di quanto manchi al movimento una leadership vera. 

Sulla carta il punto è chiarissimo, e di conseguenza doveva esserlo anche la soluzione: se il nodo è la composizione delle liste alle prossime regionali del Veneto (visto che Tosi non ha mai annunciato l’intenzione di candidarsi, se non ora che è stato cacciato), un leader vero avrebbe preso i due contendenti, lo stesso Tosi e Zaia, e li avrebbe obbligati a mettersi d’accordo. Invece Salvini, che è un rodomonte di cartapesta, non ne ha avuto né la personalità né le capacità; così si è schierato con il più forte, cioè il governatore uscente, e anziché tirar fuori una ragione vera si è attaccato al pretesto dell’incompatibilità tra la fondazione del sindaco di Verona e la Lega. Dimenticando, o fingendo di farlo, che la fondazione non è nata ieri ma è in piedi da un anno e mezzo; che non ha mai manifestato l’intenzione di fare proprie liste; che per inciso uno dei primi ad averne in tasca la tessera è Maroni… Che farà, l’avrà già stracciata o rischierà di essere espulso pure lui?

Il fatto è che i partiti, tutti e non solo la Lega, sono fatti da conigli mannari, per ricorrere alla magistrale etichetta a suo tempo affibbiata da Gianfranco Piazzesi ad Arnaldo Forlani. Non sono mai loro che cacciano i dissidenti, sono questi ultimi ad auto-espellersi… Nel Carroccio, in particolare, i cartellini rossi fioccano da sempre. A parte il già ricordato Epurator-Bossi, ne sanno qualcosa in Veneto fin dai tempi del padre fondatore Rocchetta, indomito tagliatore di teste assieme alla sua “first siora” Marin; e lo stesso Tosi, da quando è segretario regionale, ha emesso provvedimenti a raffica; fino a rimanerne vittima a sua volta. Il punto vero è capire come e perché si sia arrivati a tanto: cercando di rendersi conto, una volta ogni tanto, che dietro a divorzi traumatici ci sono sempre responsabilità condivise. 

Tosi è stato troppo decisionista, e da mesi lavora per costruire una Lega a sua immagine e somiglianza, anche avvalendosi di manodopera esterna di indiscussa competenza nelle grandi manovre, come qualche componente della ex Dc veneta dorotea. Quanto a Zaia, ha avuto il torto di non volersi mai occupare del partito, imitando in questo la scelta del suo predecessore nel governo del Veneto Giancarlo Galan: non a caso Forza Italia oggi in regione è sfasciata, non a caso il Carroccio è piombato nei casini.