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Politica

IL CASO/ Salvini da espellere: lo dice lo Statuto della Lega

Matteo Salvini (infophoto)Matteo Salvini (infophoto)

A essere coerenti con lo Statuto e a farlo rispettare, Salvini sarebbe da espellere dal partito medesimo per violazione proprio dell'art. 1, quello più importante, quello che definisce il partito nella sua "ragione sociale" e nella sua essenza politica, ma, tranquilli, come nelle migliori commedie all'italiana nessuno oserà tanto nel partito.

Nessuno oserà mettere in dubbio l'azione mediatica del "capitano" (sì perché, da tifoso milanista, l'utilizzo della metafora calcistica crea affinità con la base politica e con l'elettorato… dal capo o senatùr, al capitano), la quale, miracolosamente, si sta anche materializzando sottoforma di consenso elettorale "virtuale", in quanto per ora solo valorizzato numericamente da sondaggi. Ma, attenzione, non ancora concretizzato da un vero e tangibile voto politico; non sono così infrequenti i casi di delusione da urne aperte dopo che i sondaggi davano una certa compagine politica ad altri livelli di preferenze elettorali.

Tuttavia quel che è più importante sottolineare è cosa resta della Lega Nord, qual è il senso della sua esistenza ora che persegue un'azione politica che contrasta con la sua stessa ragione sociale, l'indipendenza della Padania, e in palese e smaccata violazione dell'art.1 del proprio Statuto? Salvini più che "il capitano" sembra "il liquidatore fallimentare" della Lega Nord per l'indipendenza della Padania, non risultando in nessun intervento pubblico o mass-mediatico alcun riferimento né al concetto di Padania, né di indipendenza, ma neppure di federalismo. In ciò si può proprio dire che sia stato il degno prosecutore di quell'opera di demolizione dell'essenza del partito che ebbe una svolta senza ritorno in Roberto Maroni, quando da segretario Federale della Lega Nord sostituì al concetto identitario etnico-territoriale di Padania, quello di un punto cardinale, con lo slogan "prima il Nord" buono per la vendita di prodotti da supermercato.

Vero è che la crisi della Lega Nord viene da più lontano, dagli innumerevoli fallimenti negli obiettivi prefissati, il primo nel lontano 1996 quando si prefisse la secessione dall'Italia da completare entro l'anno successivo (1997)…ma nulla accadde. Successe invece che nel 2001 ci fu l'alleanza con il nemico giurato di qualche anno prima, Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia, con la prospettiva di giungere alla Devolution, una devoluzione di poteri dal centro alla periferia, sullo stampo di quanto si stava facendo in Scozia. Solo che lì l'hanno raggiunta in meno di una legislatura e nel corso degli anni a seguire hanno ottenuto ulteriori traguardi sino a giocarsi una consultazione per l'indipendenza della propria nazione dalla Gran Bretagna lo scorso anno; mentre qui nulla accadde, anzi il centralismo ne è uscito rafforzato anche per le inchieste giudiziarie che negli ultimi anni hanno terremotato la quasi totalità dei consigli regionali a causa della loro propensione allo sperpero di denaro pubblico per uso prettamente privatistico.


COMMENTI
15/03/2015 - Forza Veneto! (Giuseppe Crippa)

Articolo davvero bello ed acuto nel proporre una lettura della Lega Nord coerente con la storia, ben più ricca di ombre che di luci, della Lega. Ovviamente a Salvini basterà cambiare lo statuto per “rientrare nella legalità” nel caso ne avesse bisogno ma mi auguro ci pensi Tosi – o meglio ci pensino i veneti, derubati da questo milanese-milanista della facoltà di decidere i propri rappresentanti – a ridimensionarlo quanto prima.