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SCENARIO/ Salvini, Berlusconi, Tosi, 3 modi diversi di perdere

Pubblicazione:lunedì 16 marzo 2015

Matteo Salvini (Infophoto) Matteo Salvini (Infophoto)

In questi mesi Salvini è stato il maggior beneficiario del vuoto venutosi a creare con la marginalizzazione di Berlusconi, ristretto a Cesano Boscone e dintorni. Con parole d'ordine chiare e facili come lotta alla disoccupazione, uscita dall'euro e stop all'immigrazione clandestina, ha conquistato consensi sino a ieri impensabili. Dichiaratamente il suo modello è quello di Marine Le Pen, una destra d'ordine e nazionale. Uno spostamento verso l'estrema che fa dire ai renziani che il leader del Carroccio sarebbe l'avversario più facile da battere alle elezioni politiche. Un altro 12-15% in frigorifero alla Grillo, o giù di lì.

Smentire questa immagine non sarà facile per Salvini, così come superare Berlusconi senza rompere con lui. Il ritorno dell'ex Cavaliere sulla scena costituisce un ulteriore elemento che rimescola le carte. Il dilemma che egli si trova di fronte è arduo: o tornare a dialogare con Renzi, oppure imboccare in maniera risoluta e definitiva la via dell'opposizione a braccetto con Salvini. 

Il leader leghista è convinto che i moderati in Italia siano talmente arrabbiati dalle scelte della sinistra da non essere più affatto moderati. Berlusconi non è dello stesso avviso, ma la sua indecisione condiziona le scelte di tutti gli attori della politica. La sede di Forza Italia è in via di dismissione, i dipendenti tutti licenziati, la sensazione è quella di un graduale abbandono del campo. Per non essere cancellato l'ex premier ha bisogno di una impossibile quadratura del cerchio, far vincere Zaia in Veneto e Caldoro in Campania. Allearsi quindi con Salvini al nord e con Alfano a sud. L'ipotesi di mollare Zaia e sostenere Tosi è semplicemente improponibile perché avrebbe l'unico effetto certo di consegnare la vittoria ad Alessandra Moretti. In più, e da tempo, gli azzurri veneti hanno già scelto Zaia, senza se e senza ma.

L'Amleto di Arcore ha dunque 75 giorni circa per decidere del proprio ruolo futuro. All'indomani del voto saranno i numeri a indirizzare le scelte. E potrebbero andare anche in direzioni molto sgradite al leader di Forza Italia. 



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