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Politica

DIMISSIONI LUPI/ Il testo integrale del discorso alla Camera

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Credo che sia evidente a tutti quanto sia inverosimile che un amico di famiglia da 40 anni abbia potuto solo pensare di accreditarsi con me regalandomi un vestito.

Quanto a mio figlio. Ho detto e ribadisco che non ho mai fatto pressioni con chicchessia per procurare un lavoro a mio figlio.

L’intercettazione strumentalizzata a questo fine, in cui chiedo all’ingegnere Incalza di vedere mio figlio, venuto a trovarmi a Roma, per dargli “consulenze e suggerimenti” documenta invece che ho proposto a mio figlio, ingegnere appena laureato, come farebbe qualsiasi padre, la possibilità di incontrare una persona di grande esperienza che potesse consigliarlo sulle scelte da fare. La decisione di Incalza di telefonare a Stefano Perotti non può coinvolgere mie responsabilità. Conosco la famiglia Perotti dal 2001, è abitudine per noi passare insieme le festività di Sant’Ambrogio prima del Natale ogni anno, non solo nei due week end citati dall’ordinanza del Gip di Firenze. Conoscono mio figlio sin da piccolo. Che bisogno avrei avuto di chiedere a Incalza di intercedere per lui presso i Perotti? Se fosse stata mia intenzione, e non lo era, avrei molto più facilmente potuto farlo io. E non l’ho fatto.

Mio figlio lavora in America, dove è approdato dopo che la società di ingegneria e architettura Som, al termine di uno stage di sei mesi, gli ha offerto l’assunzione. Mio figlio era stato mandato alla Som di San Francisco dal Politecnico di Milano, non da altri, qui ha lavorato alla tesi per laurearsi con 110 e lode nel dicembre 2013. Nel gennaio 2014 la Som gli ha fatto un’offerta di lavoro, lui ha chiesto il permesso di lavoro per gli Stati Uniti, che è arrivato dopo un anno. Scaduta la prima lettera di employment, all’arrivo del permesso la Som gliene ha inviata un’altra. Il 2 marzo mio figlio è partito per l’America e da lunedì prossimo sarà un dipendente della sede Som di New York. Nell’anno passato in Italia ha accettato l’offerta di una collaborazione a partiva Iva (1.300 euro netti al mese) delle società Mor di Genova, legata a Stefano Perotti. Di fronte alle polemiche italiane, dopo due giorni di telefonate e richieste di informazioni da parte di media italiani, la società americana ha emesso un comunicato stampa in cui ricostruisce la vicenda e spiega perché ha assunto mio figlio: perché lo considerano bravo.

Quanto al regalo per la sua laurea, un orologio del valore di circa 3500 euro, l’avessero regalato a me l’avrei rifiutato, nonostante la vecchia amicizia con i Perotti. I Perotti l’hanno regalato a mio figlio, che conoscono da ben prima della mia nomina a ministro, in un’occasione importante come la laurea. Io non gli ho chiesto di restituirlo. Se è questo il mio errore, lo ammetto.

 

CONCLUSIONI

 

Signora Presidente, onorevoli colleghi,