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DIMISSIONI LUPI/ Il testo integrale del discorso alla Camera

Il ministro dei trasporti e delle infrastrutture Maurizio Lupi ha rassegnato oggi le sue dimissioni, ecco il testo integrale del suo discorso alla Camera dei deputati

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Signora presidente, onorevoli colleghi, signori ministri,

Sono qui per un atto di estremo riguardo verso il Parlamento di cui sono membro da 14 anni, dal 2001. Essendo inoltre stato per due volte vicepresidente di quest'Aula, so che questo è il luogo in cui devo compiere il gesto che mi accingo a fare.

Il Parlamento è il luogo del consenso che rappresenta la sovranità del popolo 

Il Parlamento è il luogo del potere, perché da qui emana la fiducia per il governo e per il mio ministero

Il Parlamento è il luogo della responsabilità, il luogo quindi dove rendere conto del potere affidatomi e di come l’ho esercitato.

Sono quindi pronto a rispondere di ciò che ho fatto in questi ventidue mesi, da quando ho giurato per la prima volta davanti al presidente della Repubblica, (ringraziamento a Letta) e mi ritengo anche obbligato a non far cancellare in tre giorni tutto ciò che in questi 22 mesi è stato fatto con il lavoro mio e dei miei collaboratori, tutti i funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che con me hanno lavorato per il Paese, dai più alti dirigenti ai marinai della Guardia Costiera che sono stati  impegnati in una prolungata, rischiosa e meritoria azione di salvataggio in mare dei migranti.

 

Signora Presidente, onorevoli colleghi, io sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese, non sono qui a difendermi da accuse che non mi sono state rivolte. Non invoco garantismo nei miei confronti perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. 

Ciò che mi chiama qui oggi davanti a voi non è una responsabilità giudiziaria, ma una responsabilità politica per le scelte “politiche” che ho fatto alla guida del ministero che mi è stato affidato. 

Le cronache degli ultimi tre giorni parlano di quasi due anni di indagine, di migliaia di pagine con i contenuti delle intercettazioni telefoniche, e della decisione di non indagarmi, perché, a fronte di tanto materiale investigativo, i pubblici ministeri – non io che ben sapevo di non aver commesso nulla di illecito – non hanno ravvisato nulla nella mia condotta che potesse essere perseguito.

Sento, quindi, il dovere di rispondere della responsabilità politica che mi sono assunto con le mie scelte, ma anche il dovere di raccontare, di spiegare e di ricordare ciò che in questi 22 mesi è stato fatto. E, come è giusto che sia, di fronte ai primi esiti delle indagini in corso, delle doverose riflessioni e dei necessari cambiamenti da fare.

Parlerò allora di questo