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INCHIESTE & PD/ Le conseguenze politiche del "doppiopesismo" di Renzi

Pubblicazione:lunedì 23 marzo 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 23 marzo 2015, 11.47

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In linea di principio l'enunciazione di Matteo Renzi secondo cui ogni cittadino, politici compresi, va considerato innocente sino a sentenza definitiva non fa una grinza. In linea pratica questa linea finisce però per fare acqua da tutte le parti. 

Il caso Lupi fa deflagrare la contraddizione dei due pesi e delle due misure, ed espone il governo e il suo premier ad attacchi su tutti i fronti. Nell'intervista domenicale a Repubblica il presidente del Consiglio delinea una linea discutibile e sprezzante. Difende i suoi quattro sottosegretari indagati, spiegando che non chiederà loro le dimissioni in nome del garantismo. Eppure, al di là delle smentite ufficiali, a Lupi le dimissioni sono state chieste, e pure con fermezza ed energia.

Non regge la distinzione che qualche renziano fa tra accuse per atti avvenuti nell'esercizio delle funzioni di governo (Lupi), e quelle precedenti (i quattro sottosegretari). A smentirla il diverso trattamento fra il sindaco di Venezia Orsoni, di cui Renzi pretese le dimissioni, e il primo cittadino di Salerno, De Luca, cui è stato consentito di correre alle primarie per la Regione Campania, e pure di vincerle. Entrambi, Orsoni e De Luca, sono soggetti a procedimento giudiziario per atti compiuti durante il mandato da sindaco. 

Da questa lampante diversità di trattamento esce minata alla radice la credibilità del governo come campione della lotta alla corruzione. E da qui a diventare il bersaglio delle critiche delle opposizioni (e non solo) il passo è stato brevissimo. Movimento 5 Stelle, Lega, Sel e Fratelli d'Italia attaccano frontalmente il doppiopesismo del premier, che lascia perplessi anche molti dentro il Pd. Persino don Ciotti ha sparato a zero.

Per fortuna di Renzi la sua opposizione interna è frantumata al punto da condannare se stessa all'irrilevanza. Lo spettacolo dato dall'assemblea delle varie anime della minoranza Pd è stato sconfortante. Sul banco degli imputati è finito più D'Alema che il premier-segretario, che può quindi dormire sonni tranquilli e prendersi la soddisfazione di definire l'ex premier diessino come "vecchia gloria del wrestling". In più, Renzi può permettersi anche di fare la voce grossa, ricordando ad amici e avversari che lui ha stravinto, tanto alle primarie quanto alle europee. E chi non ci sta, può accomodarsi fuori, tanto la prossima volta si voterà con l'Italicum e per chi tenterà di contrastare dall'esterno il listone della balena rosa non ci sarà scampo. E dentro il partito toccherà a lui fare liste.

Certo, viene da chiedersi sino a quando questa egemonia potrà continuare indisturbata. La rottura è stata troppe volte annunciata e mai praticata. Se non è avvenuta su un terreno facilmente comprensibile come il lavoro (il Jobs Act e la forzatura sui decreti attuativi operata dal governo), diventa difficile immaginarla su temi complessi come la legge elettorale, o le riforme istituzionali. 


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COMMENTI
23/03/2015 - Usque tantem abuteris patientia nostra, Renzi ? (Luigi PATRINI)

In tempi "normali", in tempi in cui chi ha il ruolo di rappresentare i cittadini ha anche gli ...attributi adatti a tutelare quei diritti e avverte il dovere di farlo, per adempiere al suo ruolo di garante della democrazia della società e della possibilità che le Istituzioni pensino davvero al vero Bene Comune, Renzi sarebbe stato dimissionato da tempo. Il guaio è che all'arroganza di Renzi fa da contraltare la debolezza di una classe politica pavida e preoccupata di salvaguardare gli interessi della propria persona o, al massimo, quelli della propria "fazione" politica (neppure del proprio "partito", che sarebbe già più dignitoso!). Purtroppo la sparuta minoranza di Parlamentari davvero "per bene" - che pure ci sono - esita a far sentire la sua voce e, quando lo fa, l'eco sulla stampa e sui media è quasi irrilevante. La situazione denunciata nell'articolo è l'ennesima prova documentata che dietro Renzi ci sono poteri forti, molto forti, così come, dietro le proposte di pace tra i popoli, ci sono le potenti lobbie guerrafondaie dei fabbricanti di armi, come ha detto chiaro e forte il Papa. Ci sarà una via d'uscita? Ma è possibile che i Parlamentari "liberi e forti" non abbiano la forza di far esplodere la situazione? Quando rottamerete il rottamatore? L'impressione è che ci avviciniamo sempre più a quel "punto di non ritorno" oltre il quale c'è la dittatura legalizzata e l'impotenza definitiva dei cittadini.