BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PM E GIORNALI/ Da Berlusconi a Renzi, che cosa è cambiato?

Per PEPPINO CALDAROLA, il feeling molto forte tra alcune testate giornalistiche e alcune Procure è un vulnus sia per i diritti della persona sia per la stessa vita democratica del Paese

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

“Ho sempre detto che non ci si dimette per un avviso di garanzia. Per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato. Del resto, è scritto nella Costituzione. Quindi perché dovrebbe dimettersi un politico indagato? Le condanne si fanno nei tribunali, non sui giornali”. Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervistato da Repubblica. Intanto sempre ieri è emerso che il programma Report di Milena Gabanelli conosceva i contenuti dell’inchiesta Grandi Opere una settimana prima che arrivasse l’avviso di garanzia per alcuni dei protagonisti della vicenda. Ne abbiamo parlato con Peppino Caldarola, ex direttore de l’Unità ed ex parlamentare dei Ds.

Le affermazioni garantiste di Renzi di ieri sembrano documentare che da parte sua (rispetto all'ultima vicenda Lupi) ci sono due pesi e due misure… 

Le affermazioni di Renzi contraddicono il suo atteggiamento tenuto sul caso Lupi. Ieri ha affermato che l’avviso di garanzia non costituisce motivo di dimissioni. Nel caso di Lupi non solo l’avviso di garanzia non c’era ma probabilmente non sarebbe mai arrivato. La presa di posizione di Renzi è importante e positiva, perché in qualche modo spezza il circuito politico-mediatico-giudiziario. Resta l’amarezza che di tutto questo ci si sia accorti all’indomani della vicenda del ministro Lupi e non prima. Si poteva fare prima con più coraggio e serenità.


Che cosa ne pensa alla fine del modo in cui è stato gestito il caso Lupi?

Si è scatenato un circuito mediatico molto aggressivo. Per tutelare se stesso, la sua famiglia e la sua dignità personale, il ministro ha fatto bene a fare un passo indietro. Da parte di Lupi siamo di fronte a dimissioni un po’ singolari, perché non sono state precedute da nessuna iniziativa di magistrati. Mentre da parte di Renzi, ci si poteva aspettare che ciò portasse a un atteggiamento più severo anche verso altri esponenti del suo stesso partito e della sua stessa area che si trovino nelle stesse condizioni di Lupi o peggiori.


Come ne esce la politica italiana?

Non è una pagina eccellente per la nostra politica perché a prevalere è il sospetto. Fino a qualche tempo fa bastava un avviso di garanzia per mettere fine a una carriera, oggi scopriamo che sono i titoli dei giornali a decidere sulla vita politica. Non si tratta certo di un passaggio positivo.

C’è la tendenza dei magistrati a voler cambiare il corso della politica?

La politica italiana da 20-25 anni è scandita da interventi della magistratura. In ogni passaggio della vita politica c’è stato come premessa l’intervento di una Procura della Repubblica.

Tutto ciò può portare a pensare che vi sia un unico grande disegno?

Io non ne sono convinto, anche se i magistrati non sono estranei al clima politico e soprattutto al fatto di voler partecipare al suo gioco, come si è visto con tanti giudici e pm che poi hanno scelto direttamente di fare politica.

Che cosa ne pensa dell’uso che è stato fatto delle intercettazioni?


COMMENTI
23/03/2015 - Chi può farlo si muova (Luigi PATRINI)

Chi può farlo si muova, dunque. Anche questa intervista conferma che siamo vicini al classico "punto di non ritorno". Quando lo avremo superato, avremo solo la possibilità di additare i colpevoli. Magra consolazione!