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POLITICI E PM/ Così i magistrati decidono (per noi) chi votare

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Dall'altra parte, però, la stessa Corte ha riconosciuto la sussistenza di esigenze costituzionalmente rilevanti — seppure non scritte nella Costituzione — e che sono divenute sempre più stringenti: soprattutto, la tutela della libera determinazione degli organi elettivi dalla delinquenza mafiosa o da gravi forme di pericolosità sociale che possano inquinare il corretto funzionamento della rappresentanza politica.

In questo difficile equilibrio, come sempre soggetto al flessibile e discrezionale giudizio di ragionevolezza rimesso, in ultima analisi, alla stessa Corte costituzionale, le regole del diritto si dimostrano talora incapaci di dirimere le controversie: ci si chiede, allora, se il sindacato giurisdizionale sulla legittimità della "sospensione" dalla carica, disposta in base alla predetta normativa, rientri tra le materie che sono oggetto del contenzioso elettorale di competenza del giudice ordinario, ovvero tra le cause di "ineleggibilità, incompatibilità e incandidabilità". 

E' possibile che tale competenza non spetti al giudice amministrativo, anche perché la recente disciplina del processo amministrativo ha ribadito che la giurisdizione amministrativa concerne soltanto le controversie aventi per oggetto le operazioni elettorali. Pertanto, è stato presentato un ricorso in Cassazione, su cui il Procuratore generale si è già espresso favorevolmente, per annullare la sospensione pronunciata dal Tar — e confermata peraltro anche dal Consiglio di Stato — nei riguardi della sospensione del sindaco di Napoli dalla carica che era stata disposta dal prefetto. 

Tra l'altro, il Tar aveva anche sollevato questione di legittimità costituzionale della disciplina legislativa con riferimento anche alla retroattività della disciplina interdittiva, così proponendo un dilemma già sollevato a proposito del caso Berlusconi. E' possibile che la pronuncia della Cassazione sia favorevole al ricorrente, e che dunque spetti al giudice ordinario — cui peraltro lo stesso sindaco si era già premunito di rivolgersi — decidere sulla questione. 

Nel frattempo, la sospensione della sospensione, come in un calembour davvero degno di questo nome, potrebbe venir meno, sicché nel sovrapporsi dei giudizi — cautelare, sulla giurisdizione, sul merito, di costituzionalità della legge — si finisce per delegittimare chi si trova, in qualità di rappresentante eletto, ad essere allo stesso tempo protagonista e vittima della vicenda. 

Mentre la giustizia si attarda su chi deve decidere su un provvedimento formalmente temporaneo — la "sospensione" dalla carica elettiva — che, in verità, può trasformarsi nella pietra tombale per la carriera politica dell'interessato, la politica continua nel suo decadimento; e nulla esclude che in futuro anche le controversie interne alle formazioni politiche sulla designazione dei candidati finiscano sempre sul tavolo dei magistrati. 

La condizione di pericolosa liquidità che attanaglia i partiti potrebbe mettere così i magistrati nella condizione non solo di avere la parola ultima sulla titolarità delle cariche elettive, ma anche di stabilire, in via preventiva, chi sarà sottoposto al voto popolare. Insomma, la bilancia si unirà alla spada, e forse non sarà più bendata.  

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