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DIETRO LE QUINTE/ Così Renzi punta ai voti di destra (con l'aiuto di Mattarella)

Rotto il patto del Nazareno, Matteo Renzi può adesso affacciarsi all'elettorato di centrodestra. UGO FINETTI fa il punto sulle riforme e sull'effettivo rapporto con Sergio Mattarella

Matteo Renzi e Sergio Mattarella (Infophoto) Matteo Renzi e Sergio Mattarella (Infophoto)

Vi è una evidente (o quantomeno apparente) contraddizione tra la legge elettorale che Renzi propone e la politica che sta facendo. Da un lato il capo del governo sostiene il cosiddetto “modello Westminster” e cioè un sistema maggioritario che postula due partiti principali e contrapposti secondo la dialettica dell’alternanza e in tal senso motiva il premio alla lista e non alla coalizione. Dall’altro, però, in concreto sta facendo una politica che ha come obiettivo non il bipolarismo, ma il suo esatto contrario e cioè non solo porsi al centro del Parlamento, ma provocare anche una frantumazione partitica sia sulla destra sia sulla sinistra azzerando ogni prospettiva di alternanza.

Rotto il patto del Nazareno con l’elezione di Mattarella, il leader del Pd ha invertito il trend negativo dei sondaggi e ha recuperato a sinistra. A questo punto si è aperto lo spazio di una iniziativa sulla destra non come accordo con Berlusconi, bensì per uno sfondamento nell’elettorato di centro-destra a partire dalle prossime elezioni regionali.

In questo quadro le polemiche da sinistra non indeboliscono, ma rafforzano la politica di penetrazione nell’elettorato di centro perseguita da Renzi. Non più attaccabile da sinistra per il Patto del Nazareno con cui lo si tacciava di aver “ridato spazio” o “riabilitato” Berlusconi, l’ex sindaco di Firenze si presenta anzi come il più temibile avversario del Cavaliere proprio in quanto punta a impadronirsi di una fetta dell’elettorato di centro-destra. In questo è obiettivamente agevolato non solo dal fatto che negli ultimi anni Berlusconi ha parlato bene solo di Renzi e sempre male del suo partito (il Pdl o FI), dei suoi dirigenti e alleati, ma soprattutto dalla burrasca che continua a destra tra continue minacce di scissioni o di espulsioni. Con Berlusconi e Salvini divisi e comunque rispettivamente impegnati in un corpo a corpo l’uno con Fitto e l’altro con Tosi, il rischio della sconfitta di Caldoro in Campania e di Zaia in Veneto è diventato concreto.

L’accusa della sinistra del Pd e della Cgil a Renzi di essere dalla parte della Confindustria, di Marchionne e degli imprenditori accredita la convinzione che il governo stia facendo davvero una politica positiva ed efficace verso il mondo produttivo.

La Cgil di Landini che invoca una “coalizione sociale”, la presidente della Camera Boldrini che agita il pericolo di “un uomo solo al comando”, il capogruppo Pd alla Camera Speranza che denuncia un’alterazione del rapporto Governo e Parlamento “cardine della democrazia” non indeboliscono il leader del Pd e sono invece “spot” che attirano verso Renzi un elettorato di centro-destra deluso e tentato dall’astensione.


COMMENTI
04/03/2015 - La democrazia funziona solo a debito (Vittorio Cionini)

Inutile girarci intorno. La democrazia funziona solo finché si concedono privilegi (pardon diritti) pagati con il debito pubblico. Quando qualcuno chiama il bluff tutto si sgonfia come un palloncino bucato che prima inizia a girare in modo incontrollabile e poi cade a terra. E si ricomincia da capo.