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PARITARIE/ Vaccaro (Pd): il mio partito e Renzi possono superare il tabù

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E’ un consiglio dei ministri che ha il compito di dare un aiuto al Paese, perché c’è un grande bisogno di riforme. Noi oggi parleremo di scuola in Parlamento con l’Intergruppo per la Sussidiarietà e speriamo che questa nostra proposta trovi un riscontro nell’azione del governo. Se i parlamentari producono un’iniziativa congiunta e trasversale senza limiti di appartenenza, il governo è pronto a recepire in modo immediato le sollecitazioni che vengono dalla rappresentanza popolare.

 

Perché secondo lei lo strumento giusto è la detrazione?

La detrazione riguarda la capacità di spesa, e quindi di partecipazione alla vita pubblica con le proprie imposte. In questo modo si possono rendere più liberi i flussi di risorse, soprattutto da parte di chi produce reddito, e quindi di chi concorre alla spesa pubblica. Non ci sarà un’erogazione da parte dello Stato all’ente selezionato, bensì è il contribuente che dispone della propria finanza, chiedendo poi allo Stato di agevolare una scelta di libertà con la detrazione.

 

Che cosa ne pensa della sanatoria dei precari della scuola?

Precario è una brutta parola italiana che va eliminata da tutti i settori e da tutte le condizioni di vita. C’è una vita precaria, un lavoro precario, una famiglia precaria, un futuro precario. Tutto ciò che non ci porta alla precarietà ma è una condizione che ci conduce alla stabilità secondo me fa bene al Paese.

 

Non c’è il rischio di usare la scuola ancora una volta come un modo per gonfiare i dipendenti pubblici?

E’ una questione che affonda le radici negli anni passati. C’è un numero molto elevato di persone che hanno coltivato il desiderio di un inserimento in una struttura formativa per dedicarsi al servizio dell’insegnamento. Bisogna essere molto cauti nell’applicare logiche di ordine economico o razionale. Porto molto rispetto nei confronti di chi ha vissuto questa condizione di disagio, e se c’è un’esigenza di reclutamento dei quadri è utile partire da chi ha già dato e rischiato in proprio. Non è una condizione che va ripetuta, ma i conti del passato si pagano e in ogni famiglia quando si raccolgono le eredità si fa anche una presa d’atto di quelli che sono i vincoli di chi ci ha preceduto.

 

(Pietro Vernizzi)



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