BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIETRO LE QUINTE/ Renzi usa l'Italicum (e Landini) per liberarsi di Bersani e co.

Pubblicazione:

Renzi spiega l'Italicum (Infophoto)  Renzi spiega l'Italicum (Infophoto)

O con Landini, oppure con Renzi. La minoranza Pd è finita in un angolo, e rischia di rimanere stritolata. Spazio per una terza via ce n'è sempre meno, lo scontro fra le due anime della sinistra si sta radicalizzando. La direzione democratica chiamata a definire la linea sulla legge elettorale non potrà che finire in una sconfitta, visti i rapporti di forza schiaccianti a favore del segretario-premier. 

La battaglia vera sarà in parlamento, sarà alla Camera, dove l'Italicum è atteso a fine aprile. I vari Bersani, Fassina e Cuperlo lo giudicano una minestra immangiabile e preannunciano una pioggia di emendamenti. Usano toni da ultima spiaggia, parlano di arretramento della democrazia italiana e di approdo (con Italicum e riforma della Costituzione) a un presidenzialismo di fatto che con la tradizione della sinistra italiana nulla ha a che spartire. 

Tutto da verificare è però se gli oppositori interni di Renzi troveranno il coraggio di andare sino in fondo, votando contro un progetto che il leader non vuole venga ulteriormente modificato. Se succederà, la rottura con il Pd sarà consumata, e ne seguirà una inevitabile scissione.

Tutti i segnali lasciano capire che questa eventualità risulta piuttosto remota. La sinistra dem ha avuto un'occasione d'oro per rompere, sul Jobs Act, e non l'ha fatto. Si è fidata di Renzi, e ha fatto male, dal momento che ha visto disattesi nei decreti attuativi tutti quegli impegni alla cautela che Palazzo Chigi si era preso in fase di approvazione della legge. 

Nonostante la beffa subita, la minoranza democratica continua ostinatamente a sperare in un'apertura da parte del leader. Spiega D'Attorre che una linea di totale chiusura alle modifiche "poche e qualificate" proposte dal gruppo dei dissidenti è incomprensibile nel momento in cui il "patto del Nazareno" con Berlusconi è venuto meno e che — di conseguenza — con una rigidità totale sarebbe Renzi ad assumersi la responsabilità di un'eventuale divisione del Pd.

Dal quartier generale renziano, nonostante che vi siano alcuni pontieri all'opera, non viene però alcun segnale di apertura, eccezion fatta per il passaggio della direzione, dove i numeri sono però largamente dalla parte del segretario e dei suoi. Del resto, Renzi non mostra alcuna propensione a riaprire le trattative, né sulla legge elettorale, né sul testo delle riforme costituzionali. Il tempo delle mediazioni è finito, è la frase che riportano i suoi fedelissimi. A meno di cataclismi, entrambi sono destinati a rimanere fermi alla formulazione attuale. L'equilibrio raggiunto viene giudicato soddisfacente, anche se non perfetto. E per l'Italicum quello alla Camera è l'ultimo passaggio: con il sì di Montecitorio senza modifiche questa riforma sarebbe arrivata in porto.



  PAG. SUCC. >