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CAOS RIFORME/ Pasquino: i difetti dell'Italicum sono gli stessi della "nuova" Rai

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Nel momento in cui è il governo che designa l’amministratore delegato unico, siamo di fronte a una sorta non dico di partitismo ma di politicizzazione della tv pubblica. Capisco che essendo ignoranti di quanto avviene altrove, i nostri politici non abbiano avuto voglia di studiarsi come funziona la governance della Bbc. Era quello il modello che bisognava imitare. Invece andrà a finire che Renzi designerà un suo amico al vertice della Rai, e ciò rappresenta una ferita al pluralismo.

 

Al centro dell’ultimo Consiglio dei ministri c’è stata la giustizia. Lei come valuta quanto è stato deciso?

Dovrebbe essere chiaro a tutti che le intercettazioni sono un elemento fondamentale delle indagini giudiziarie. Occorre quindi una chiara distinzione tra le intercettazioni, che devono essere consentite al massimo grado, e la loro pubblicazione che invece deve riguardare soltanto gli elementi giuridicamente importanti e mai le conversazioni private di persone. Occorrono quindi indicazioni molto stringenti per i giornali, che non devono buttare in pasto particolari della vita privata, ma devono poter avere accesso a tutto ciò che riguarda le indagini.

 

Si dice che Renzi sia il continuatore del berlusconismo, ma anche di Craxi, Fanfani e dello stesso Mussolini. Come si colloca l’attuale premier nell’albero genealogico dei governi della storia italiana?

Renzi si colloca come l’ultimo arrivato, che pur essendo in carica da un anno e qualche mese spera di durare ancora per molto tempo. I paragoni che si fanno sono tutti fuorvianti e in qualche caso persino sbagliati. Renzi non ha nulla a che vedere con Mussolini, perché l’Italia contemporanea è una democrazia, mentre il Duce era il leader di un regime autoritario. Renzi ha poco a che vedere con Craxi, anche se è vero che quest’ultimo era un decisionista e Renzi cerca di mostrare di esserlo anche lui. Craxi però era il leader di un partito del 10-12%, mentre Renzi è il segretario del partito con il maggior numero di seggi in Parlamento. Renzi ha poco a vedere anche con Berlusconi, perché il primo ha conquistato un partito che esiste, mentre il secondo ha fondato un partito che non esiste. Berlusconi lo fonda, lo finanzia e lo controlla, Renzi al contrario si è conquistata la leadership e quindi è diverso anche dal numero uno di Forza Italia.

 

(Pietro Vernizzi)



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