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Politica

SCUOLA & RIFORME/ Mattarella sfida Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Ciò richiede al governo una capacità di programmazione maggiore dei lavori parlamentari. Nello stesso tempo è necessario che il Parlamento accetti il fatto che sia il governo a fissare l’agenda dei lavori e non i presidenti delle due Camere.

 

Secondo lei da questo momento il governo cambierà strada sui decreti?

Renzi non cambierà strada più di tanto, un po’ perché ci sono queste difficoltà oggettive, e un po’ perché i decreti soddisfano quei criteri di decisionismo cui l’attuale premier s’ispira molto.

 

Che cosa ne pensa dell’“appello dei 44” sulle scuole paritarie?

Sono anch’io tra i sottoscrittori dell’appello. Come ha detto anche l’ex ministro Luigi Berlinguer, la divisione ideologica tra scuola pubblica e privata non ha alcun senso. L’istruzione oggi è completamente pubblica, sia che riguardi le scuole comunali, come quelle legate a organizzazioni profit e non profit. Ciò che conta è che queste si inscrivano in un sistema pubblico e rispondano a criteri che sono fissati dallo Stato.

 

Qual è quindi il vero nodo da risolvere?

Il problema riguarda quei genitori che mandando i figli nelle scuole dove si paga una retta, sollevando quindi lo Stato dall’onere di educare i loro figli. Questi genitori si trovano di fronte alla singolare condizione di pagare sia le tasse per sostenere la scuola pubblica sia le rette dell’istituto che hanno scelto. Sarebbe necessario quindi introdurre un sistema di incentivi fiscali per chi ricorre a una scuola non statale, perché questo è un aiuto indiretto all’intero sistema scolastico.

 

Come valuta gli altri provvedimenti decisi dal Cdm come la banda larga?

Il mio auspicio è che il governo non esageri nel dirigismo economico. Il potere pubblico deve creare le condizioni migliori per la modernizzazione e la crescita, per esempio attraverso lo stimolo della banda larga. Non si deve però intervenire nel mercato obbligando gli operatori economici ad adeguarsi alle aspettative della politica. Per esempio l’idea di uno switch off che metta fuori corso l’intera rete in rame a vantaggio della banda ultralarga arrecherebbe un danno a un’impresa privata come Telecom. Quest’ultima di recente ha fatto investimenti partendo proprio dal presupposto di un’integrazione tra rame e fibra ottica.

 

(Pietro Vernizzi)

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