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IL FATTO/ De Luca e legge Severino, il giustizialismo si è "vendicato" del Pd

Pubblicazione:giovedì 5 marzo 2015

Vincenzo De Luca (Infophoto) Vincenzo De Luca (Infophoto)

La recente vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie del Pd campano per l'elezione a presidente della Regione riaccende i riflettori sulla legge Severino.

La questione concreta deriva dalla circostanza che la normativa in vigore prevede una concorrenza di misure, quali la sospensione e la decadenza dalle cariche elettive, da un lato, e la previsione dell'incandidabilità, dall'altro lato. La sospensione dalle cariche elettive è una misura anticipatoria della decadenza, per cui è prevista nel caso di sentenze di condanna "non definitive"; mentre l'incandidabilità, che comporta la cancellazione del nome dalle liste, si configura solo in relazione a condanne "definitive". Il paradosso è, perciò, che una persona condannata solo in primo o in secondo grado, con sentenza conforme, è candidabile, ma — se è eletto — è soggetto a sospensione.

Queste disposizioni sono già al vaglio della Corte costituzionale sotto il profilo della violazione del principio d'irretroattività della legge, ma la questione della contraddittorietà logica non può sfuggire; d'altra parte, nessuno — neppure la legge Severino — si sente disponibile ad affermare che si possa limitare la candidabilità di un cittadino con una sentenza di condanna non definitiva.

La questione è particolarmente intricata, perché la disciplina del 2012 ha aggravato il peso di queste misure, contemplando un ampliamento delle fattispecie, inedite sino a quel momento, ad esempio includendo il reato di "abuso di ufficio" (art. 323 c.p.) che presenta una criticità penale per una certa atipicità della fattispecie, rivestendo questa figura un carattere di norma di chiusura nel sistema di tutela della pubblica amministrazione. Fosse vigente la pregressa formulazione, non sarebbe possibile la sospensione di De Luca nel caso di elezione alla carica di presidente della Regione Campania. 

Perché non è accettabile una limitazione della candidabilità dei cittadini in assenza di una sentenza definitiva? Perché sarebbe una compressione totale del diritto costituzionale di accesso alle cariche pubbliche (art. 51 Cost.) senza la certezza giudiziaria della condanna. La questione originariamente si era posta nel contesto della lotta alla mafia e solo successivamente è stata utilizzata in una prospettiva di lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione.

Di conseguenza, la situazione paradossale di un cittadino che è candidabile, ma che – se eletto – non può mantenere la carica, in pendenza di una condanna penale non definitiva è dovuta alla volontà di salvaguardare l'integrità delle posizioni amministrative; persino per le cariche politiche nazionali valgono regole leggermente diverse e più benevole.

Il bilanciamento tra il diritto costituzionale alle cariche pubbliche e la salvaguardia dell'imparzialità e del buona andamento delle amministrazioni (art. 97 Cost.) non appare ben riuscito. Di qui la questione di una revisione della legge Severino, avanzata anche in modo autorevole da membri della Corte costituzionale, ma che il ministro Elena Boschi ha apertamente smentito proprio dopo le primarie campane. 


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COMMENTI
05/03/2015 - Grazie per la chiarezza (Franco Labella)

Come in altri interventi precedenti anche stavolta il prof. Mangiameli offre un contributo pregevole anche per la chiarezza. Forse il lettore medio potrà incontare qualche difficoltà ma per carenza di conoscenze di base più che per il modo con cui si articola l'analisi di Mangiameli. I temi in discussione travalicano anche il campo del diritto costituzionale per investire quel nucleo di concetti ed argomenti connessi con una consapevole educazione alla cittadinanza. Voglio sperare, perciò, che la "discussione" sulla scuola, rinviata in modo a dir poco discutibile, non si accompagni alla revisione di una delle novità per ora solo annunciate e cioè la reintroduzione dello studio del Diritto nelle scuole superiori. Perchè per discutere senza partigianerie o furbizie di De Luca e delle misure necessarie per riportare i cittadini a partecipare attivamente alla vita democratica sono necessarie anche conoscenze come quelle che il prof. Mangiameli ci aiuta ad acquisire o a consolidare.