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RENZI vs BOLDRINI/ Fini: anche io attaccato dal premier, ma non siamo dei notai

Pubblicazione:sabato 7 marzo 2015

Laura Boldrini (Infophoto) Laura Boldrini (Infophoto)

Uscire dal perimetro costituzionale è una accusa che, secondo Gianfranco Fini intervistato da ilsussidiario.net, mira a dare una lettura molto limitativa del ruolo del presidente della Camera (o del Senato). La frase in questione è stata pronunciata da un indispettito Matteo Renzi nei confronti di Laura Boldrini. Nel corso di un incontro pubblico l'attuale presidente della Camera aveva criticato, senza fare nomi, l'attitudine dell'uomo solo al comando "contro tutti e in barba a tutto". Il riferimento era ovviamente a Matteo Renzi, accusato da molte parti di infischiarsene del Parlamento, il quale non ha gradito e ha accusato Laura Boldrini - appunto - di essere uscita dal suo "perimetro costituzionale". Secondo Gianfranco Fini, il premier ha ecceduto nelle critiche, forse più preoccupato che il presidente della Camera stia pensando a dar vita a un partito di sinistra alternativo al Pd. Un caso che ricorda quanto accaduto allo stesso Fini.

 

Cosa significa "uscire dal perimetro costituzionale" per un presidente della Camera? Esiste davvero questo pericolo?

Significa che devi fare il presidente, far rispettare il regolamento e non commentare quello che succede nel dibattito politico. E' una lettura molto, molto limitativa del ruolo del presidente della Camera. Non a caso è stata fatta spesso questa lettura, è un fenomeno che si ripete negli anni.

 

Sta dicendo che i capi di governo sono spesso e volentieri infastiditi dalle prese di posizione dei presidenti del Parlamento?

Bisogna capire la ragione per cui un presidente della Camera o del Senato, chiunque egli sia, interviene solo in apparenza nel dibattito politico, ma in realtà nell'ambito delle sue prerogative istituzionali.

 

Ci spieghi cosa intende.

Una valutazione sull'opportunità o meno di un decreto legge non c'è dubbio che spetta per quel che dice la Costituzione unicamente al capo dello Stato, che ha potere di firmarlo o no. Personalmente però non trovo nulla di disdicevole se il presidente della Camera fa presente, nel rispetto della Costituzione che prevede requisiti di straordinaria importanza o urgenza, che su un provvedimento non è opportuno l'uso del decreto.

 

Un uso che ritiene sia stato fatto in modo esagerato?

Sappiamo che negli ultimi anni si è fatto ricorso in innumerevoli circostanze all'uso del decreto, c'è stata una vera e propria inflazione del suo uso.

 

Dunque i presidenti del Parlamento hanno diritto a dire la loro, è così?

E' chiaro che il confine tra le prerogative istituzionali, e quindi difesa del ruolo del Parlamento, e il dibattito politico è molto labile, io per primo me ne rendo conto. 

 

Ritiene che ci siano analogie tra quanto successo a lei quando era presidente della Camera, e il momento attuale? Anche a lei fu detto da Berlusconi di non fare dichiarazioni politiche.

Sì, ma si tratta di due casi ben diversi, il paragone mi sembra un po' tirato per i capelli.

 

Perché?


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