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CAOS BERLUSCONI/ Tra la tattica del carciofo di Fitto e l'Opa (ostile) di Salvini

La fine di Forza Italia ovvero il caos in cui è precipitato in Puglia il partito di Berlusconi. Che ha in mente una rifondazione. Quando ormai FI sarà morta. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Salvini (Infophoto) Matteo Salvini (Infophoto)

Lo stato comatoso di Forza Italia è perfettamente rappresentato dal caos in cui è precipitato in Puglia il partito di Berlusconi. La scissione di Raffaele Fitto è praticamente cosa fatta, e ha eroso dall'interno il cuore di quella che una volta era la balena azzurra. 

L'ex governatore, oggi europarlamentare, si è seduto al banchetto per dividersi le spoglie di una formazione politica ormai in avanzato stato di decomposizione con una logica del tutto differente da chi ha scelto di andarsene, come Alfano e il resto di Nuovo Centrodestra. Ha messo in pratica una politica del carciofo che in comune con l'approccio sabaudo alla conquista dell'Italia ha solo la gradualità. Qui c'è soprattutto il calcolo di cercare di guadagnare quanto più spazio politico possibile rimanendo pervicacemente all'interno di quello stesso organismo che si cerca di spolpare.    

Fitto ha alzato quasi quotidianamente il livello dello scontro, ha contestato il commissario di Berlusconi, il candidato di Berlusconi (facendolo proprio), ha organizzato congressi autoconvocati, chiedendo sempre più spazio, sempre più mano libera sulle sorti della sua roccaforte pugliese. Non poteva immaginare che tutte le sue richieste venissero accolte, non poteva non aver messo nel conto una rottura clamorosa e polemica come quella che si sta verificando in un crescendo grottesco di offerte e contro offerte degne del più scalcinato suk arabo. 

Alla mossa del commissario berlusconiano Vitali di candidare Adriana Poli Bortone al posto e contro Francesco Schittulli, reo di avere scelto Fitto e non la fedeltà a Berlusconi, la risposta è stata quella di proporre un ticket fra i due. E la risposta di Vitali quella di invertire l'ordine del ticket, prima la Poli Bortone, poi Schittulli. 

Tecnicismi e tatticismi che lasciano il tempo che trovano e fotografano perfettamente una situazione che è la stessa in tutta Italia: un partito che non c'è più, che fatica a scegliere candidati credibili e che non riesce ad esercitare più alcun potere aggregante nei confronti dell'area di centrodestra. 

Stormi di avvoltoi si aggirano intorno al corpo agonizzate di Forza Italia. Non c'è solo Fitto, infatti. Dentro il partito è ormai guerra di tutti contro tutti: Romani contro il cerchio magico delle Rossi, delle Pascale e dei Toti, Brunetta fuori controllo, Verdini che guarda a Renzi senza nemmeno cercare di nasconderlo. E con lui Bondi e la Repetti che se ne sono appena andati. All'esterno poi è in pieno svolgimento una guerra per la leadership dei moderati cui prendono parte Salvini, Alfano, Tosi, la Meloni.

In politica i vuoti non esistono. Quando si creano, vengono immediatamente colmati. Fu proprio Berlusconi a riempire lo spazio lasciato sguarnito dal crollo del pentapartito sotto i colpi di Tangentopoli nel 1993-94. Adesso la storia si ritorce contro l'ex Cavaliere, ed è il suo partito morente a diventare preda degli appetiti più disparati.