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RETROSCENA/ Il Def, un pesce d'aprile che "inchioda" Renzi all'1,6%

Pubblicazione:lunedì 13 aprile 2015

Renzi l'Europeo (Infophoto) Renzi l'Europeo (Infophoto)

Draghi ci ha fatto il favore di abbassarci gli interessi sul debito, che dovrebbero restare bassi fino a fine anno. Per cui, se  quest'anno il Pil finalmente cresce un po', 6 miliardi di risparmi dovremmo farli. Altri 10 miliardi progettiamo di ricavarli dalla solita spending review affidata ad un nuovo Cottarelli. Se tutto questo si verifica la nostra "previsione tendenziale" è che dovremmo essere nella condizione di congelare gli scatti automatici dell'Iva. 

Vi sentite al sicuro? Io no. Per chi non l'avesse capito, anche dopo la presentazione del Def, le clausole di salvaguardia sono ancora tutte lì e, per fare contenta la Commissione europea che ci controlla i conti, sono pronte ad aumentare la pressione fiscale per una somma pari a 10 di quei "tesoretti" di cui si ragiona ultimamente. Però, come si diceva, se i tassi di rifinanziamento del debito restano bassi, se dopo 6 anni di recessione il Pil cresce dello 0,7 e se riusciamo a trovare 10 miliardi tagliando a destra e a manca, eviteremo di aumentare le imposte dell'1% del Pil in piena recessione. Il che, considerato che il moltiplicatore esiste e il Governo Monti ce lo ha dimostrato, può essere una bella cosa.

Ora, questo esempio sulle clausole di salvaguardia è interessante perché ci fa capire la struttura logica del Def, che è innanzi tutto un simpatico zibaldone di buone intenzioni che, ogni aprile, il Governo predispone, presenta alla stampa nazionale e trasmette al Parlamento, cui dovrebbe ancora spettare il compito di approvare bilanci e nuove tasse. E che  soprattutto trasmette alla Commissione nel quadro delle procedure di monitoraggio degli squilibri finanziari all'interno dell'area Euro approvate dopo il 2011.  

E qui si tocca la sostanza del problema italiano. Contrariamente a quello che si può credere leggendo i giornali, il Def non è fatto per il Parlamento e men che meno per la stampa e gli elettori. Certo, il Def nasce per il Parlamento e quando ci sono elezioni vicine la conferenza stampa di presentazione del Def è una ottima vetrina elettorale: lo è stata nel 2014 prima delle elezioni europee e lo è stata quest'anno prima delle regionali. 

Ma oggi — e diversamente dal passato — il Def è fatto per la Commissione e per consentire a Bruxelles di tenere sotto controllo l'agenda politica italiana in rapporto alle variabili macroeconomiche riassunte nel bilancio dello Stato. 

E infatti non è un caso che, oltre ai principali aggregati di finanza pubblica, nel Def ci si preoccupi di presentare in modo dettagliato ai nostri commissari lo stato di avanzamento delle cosiddette riforme strutturali nella prospettiva di ottenerne il consenso: dalle riforme costituzionali ed elettorali (che poco dovrebbero interessare il bilancio dello Stato, ma per qualche motivo interessano molto alla Commissione) alle riforme del lavoro e della Pa, fino all'F24 precompilato: un buon elenco dei compiti a casa, fatti e da fare, che va sotto il nome di Piano Nazionale delle Riforme e che coincide con l'agenda politica del Governo.


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