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RETROSCENA/ Il Def, un pesce d'aprile che "inchioda" Renzi all'1,6%

Pubblicazione:lunedì 13 aprile 2015

Renzi l'Europeo (Infophoto) Renzi l'Europeo (Infophoto)

Alla fiera del Def che si tiene nell'aprile di ogni anno, il Governo quest'anno è convinto di avere pescato bene: tesoretti inaspettati, calo della pressione fiscale, diminuzione del debito sono solo alcuni degli aspetti su cui hanno insistito i giornali, riportando le dichiarazioni degli esponenti di governo. 

Un anno fa, l'8 aprile 2014, in conferenza stampa il governo, nelle persone del presidente del Consiglio e del ministro dell'Economia, ci annunciava una crescita del Pil nazionale dello 0,8%. Quest'anno la crescita annunciata dalle stesse persone è dello 0,7%. Probabilmente il triangolo magico dato da calo del petrolio, svalutazione dell'euro e QE di Francoforte rendono questa previsione leggermente più realistica di un anno fa. 

Sta di fatto che ad un documento complesso e sfrangiato com'è il Def, che oscilla tra la propaganda governativa e la previsione delle grandezze macroeconomiche, è possibile far dire tutto e il contrario di tutto. Tanto è vero che le opposizioni hanno già bollato il Def con il cortese epiteto di "un mucchio di balle" e su internet è facilissimo trovare rilievi di osservatori indipendenti che, proprio partendo dai dati e dalle tabelle compresi nel Def, ne mettono in mostra la scarsa attendibilità.

In realtà per capire cosa è il Def basta leggere il Def stesso. Ed allora si vede che tante cose che si danno per scontate, scontate non sono. Ad esempio, nelle dichiarazioni del Governo — e quindi sulla stampa — si parla di disattivazione delle clausole di salvaguardia e cioè, per capirci, di quelle clausole dell'ultima legge di stabilità che prevedono nel 2016 un aumento dell'Iva pari all'1,0% del Pil e cioè, approssimativamente, di 16 miliardi. 

Nel Def però si legge qualcos'altro. Si legge, sì che "Viene scongiurata l'attivazione delle clausole di salvaguardia per il 2016 — volte a garantire il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica — che avrebbero prodotto aumenti del prelievo pari all'1,0 per cento del Pil". Ma si legge anche che "Questo obiettivo viene raggiunto i) in parte grazie al miglioramento del quadro macroeconomico — che si riflette in un aumento del gettito — e alla flessione della spesa per interessi rispetto alle previsioni dello scorso autunno, con un effetto complessivo valutabile in 0,4 punti percentuali del Pil; ii) in parte per effetto delle misure di revisione della spesa che verranno definite nei prossimi mesi, per un importo pari allo 0,6 per cento del Pil" (Sez. I, Programma di Stabilità, Premessa, p. III).

Insomma, a prima vista, sentendo il Governo e leggendo i giornali, ci si dovrebbe sentire al sicuro: niente aumento dell'Iva per il 2016. 

In realtà quello che il Governo ci dice è più o meno questo: nel dicembre 2014 abbiamo disposto un aumento automatico dell'Iva per il 2016 pari all' 1% del Pil e lo abbiamo dovuto fare perché se no a Bruxelles non ci approvavano la legge di stabilità. La flessibilità che si ottiene in Europa ha il suo prezzo e lo pagate voi. Però le cose non vanno troppo male.  


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