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STRAGE MIGRANTI/ Mons. Tomasi: è colpa dell'Europa che non fa nulla

Pubblicazione:lunedì 20 aprile 2015

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Nella storia antica la muraglia cinese o il vallo di Adriano in Inghilterra non hanno fermato l'arrivo di popolazioni indesiderate come oggi non le fermano le barriere di filo spinato ai confini tra Messico e Stati Uniti e tra Bulgaria e Turchia. Occorre operare alla radice del problema e non punire le vittime. 

Quindi?
Non si devono appoggiare governi che violano impunemente i diritti umani dei loro cittadini. Si può e si deve invece facilitare lo scambio di tecnologie verso i Paesi meno sviluppati, aprire le porte al commercio, l'accesso ai medicinali necessari a prezzi ragionevoli, e così via. Certo, l'Europa non può accogliere tutti i poveri e perseguitati del mondo, ma può dare un esempio di accoglienza e di relazioni internazionali più giuste.

In un modo o nell'altro si arriva al problema della Libia. Da mesi c'è un'emergenza libica, da quando è arrivato il califfato, e l'Italia è il primo Stato chiamato in causa; eppure siamo al punto di partenza. Perché?
Gli interventi precipitati in Libia hanno creato una destabilizzazione disastrosa. I migranti che si trovano in questo momento di crisi in Libia vengono manipolati da varie forze soprattutto non-statali e senza molti scrupoli. Si pone quindi il problema per la comunità internazionale di come gestire i migranti in queste situazioni di crisi e impossibilitati di ritornare al loro Paese. Se la priorità è di salvare vite, questi migranti non possono essere lasciati nelle mani dei loro aguzzini. Tuttavia la volontà politica di risolvere la crisi medio-orientale, che ha conseguenze pratiche in varie regioni anche lontane geograficamente, non mi pare molto evidente. La complessità della situazione è enorme perché vi giocano potenze globali, competitività religiosa tra sunniti e sciiti, conflitto tra governi ed opposizioni. La situazione non cambierà finché la volontà politica non si deciderà a metter fine alla violenza.

D'accordo, ma chi dovrebbe agire in Libia? l'Italia secondo lei potrebbe assumere un'iniziativa autonoma?
L'esperienza anche recente mostra che interventi unilaterali creano più problemi di quanti ne risolvono. L'azione della comunità internazionale dovrà, se ritenuta la via necessaria per risolvere i flussi continui verso l'Italia, essere fatta attraverso i meccanismi che si è data come l'Assemblea e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le migrazioni non sono un fenomeno isolato, ma parte dei conflitti in corso e delle crisi interne alle società attorno al Mediterraneo. E queste dovranno essere parte integrante di ogni eventuale proposta di soluzione.

Renzi ha detto che il governo sta lavorando perché il consiglio europeo "si svolga entro la settimana e produca risultanze pratiche". Lei cosa auspica?
Non sarà facile individuare misure pratiche che non si limitino al solito discorso di maggior controllo. Mi auguro che si legga il fenomeno migrazioni nel suo contesto socio-politico più ampio e che si opti per un negoziato inclusivo tra Paesi di partenza e destinazione.

(Federico Ferraù)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
20/04/2015 - Politici europei fatevi sotto (claudia mazzola)

Va bene Monsignor Tomasi, mi batto il petto, anche io sono europea! Intanto ringrazio i grandissimi soccoritori. W l'Italia che fa.