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Politica

GENOCIDIO ARMENO/ Quel "silenzio" di Renzi che dura da 12 giorni

Ci sarà o non ci sarà una delegazione italiana oggi a Yerevan, Armenia, alla manifestazione indetta in ricordo del morti del genocidio perpetrato dai Giovani turchi? LUIGI BRIOSCHI

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Caro direttore,
Matteo "cuor di leone" questa volta non ha ruggito. E questo silenzio, abituati a proclami e promesse, un poco ci ha spiazzato. Poi lo sconcerto si è approfondito fino a farci pensare: Matteo si è smaterializzato. 

No! Infatti Matteo ha proseguito a vaticinare su molte cose, dall'Expo alle tragedie del Canale di Sicilia alla bontà assoluta della nuova legge elettorale, e opporsi in Parlamento pare sia vilipendio della democrazia, alla profonda utilità del "divorzio breve" (ma forse sarebbe più opportuno definirlo "matrimonio breve": il divorzio è un atto che si compie ed è tutto finito, è il matrimonio che è un patto che dovrebbe durare. Misteri della neolingua italica).

Il silenzio assordante di Matteo Renzi riguarda l'Armenia, meglio il popolo armeno. E perdura da domenica 12 aprile. Certo l'argomento è scottante, la Turchia è partner commerciale non secondario e Erdogan lancia minacce perfino al Papa. A proposito, certe esternazioni turche potrebbero richiamare alle mente il mitico "Quante divisioni ha il Papa" attribuito al Piccolo Padre Stalin.

Ma tornando a noi, dopo quasi due anni di ruggiti e proclami un poco di coraggio ce lo saremmo aspettati, anche se rimanendo nel campo della politica estera e della diplomazia la vicenda dei marò non poteva certo dare spazio a grandi aspettative. Ciò non toglie che questo silenzio, di tutto il governo invero, lascia molto amaro e pare aprire scenari non certo brillanti. 

Non vorremmo che a Matteo "cuor di leone" venisse una crisi di egocentrismo e pensasse, prendendo a modello Camillo Benso conte di Cavour, di inviare i bersaglieri a riconquistare per il califfo di Istambul la Crimea, togliendo spazi marittimi ai putiniani russi. Allora riportarono in Italia, oltre ad una costosa alleanza coll'imperatore di Francia, il colera. Ma oggi? Risposte molte e tutte facili apparentemente.

Eppure, anche all'origine di quella guerra c'era la protezione dell'impero russo verso i cristiani di rito orientale presenti sul territorio del califfato ottomano. 

Ma tranquilli, ora secondo noi sta solo progettando di rendere omaggio alla Turchia recandosi in pompa magna alla celebrazione "farlocca" della battaglia di Gelibolu (Gallipoli ma non quella salentina, l'altra, quella sullo stretto dei Dardanelli). Dicevamo farlocca non perché la battaglia non ci fu (un disastro per australiani e neozelandesi e le potenze occidentali) ma perché non avvenne il 24 aprile. Perché ricordarla ufficialmente il 24 aprile e invitare i capi di Stato di mezzo mondo? 

La notte del 24 aprile 1915 fu l'inizio della strage degli armeni. A migliaia quella notte vennero prelevati nelle loro case di Istambul e giustiziati. Poi la persecuzione si estese nel resto del Paese.

E il 24 aprile 2015 la repubblica di Armenia ha indetto una manifestazione in ricordo del morti sulle collina sopra Yerevan, dove sorge il monumento in memoria del genocidio con vista all'orizzonte della cima dell'Ararat simbolo di tutti gli armeni. Ma per loro irraggiungibile, perché in territorio turco e la frontiera è ovviamente chiusa.


COMMENTI
24/04/2015 - Anche il silenzio può avere un senso (Giuseppe Crippa)

Davvero interessanti le notazioni ed i richiami storici presenti nell’articolo, ma non è facile concordare coi giudizi insistentemente negativi nei confronti del nostro premier, del quale si denuncia sempre “il presenzialismo” ed ora anche “l’assenzalismo” che però in questo caso è motivato da una duplice ragione: non tanto irritare Erdogan a due mesi dalle elezioni quanto l’Azerbaijan (da cui partirà il gasdotto Tap la cui costruzione darà lavoro alle italiane ENI, SAIPEM, SNAM e Tenaris ed il cui gas darà energia a relativamente basso costo agli italiani) i cui rapporti con l’Armenia sono tesi per la disputa sul Nagorno Karabakh. Non chiederei mai a Renzi di mentire per il mio interesse economico ma se questa volta sta zitto non mi spiace affatto.