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RETROSCENA/ Patto Berlusconi-Prodi contro Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

A Palazzo Chigi l'allarme rosso si è acceso dopo l'affondo di Enrico Letta. Un siluro imprevisto e inatteso, arrivato dopo un anno di silenzio praticamente assoluto. Letta dopo Prodi, e con un elemento comune, la portata internazionale delle critiche. E' come se dopo 400 giorni la stella di Renzi si stesse appannando sul piano estero. E a confermare il sospetto il vertice straordinario europeo sull'immigrazione e la vicenda dell'uccisione dell'ostaggio italiano in Pakistan, Giovanni Lo Porto.

Sul proscenio internazionale per tutto il primo anno della sua permanenza a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio si è mosso con forza e consenso. Ha cercato di trasmettere l'immagine di un paese intenzionato a voltare pagina rispetto agli anni del berlusconismo, un partner affidabile che ha imboccato la via di quelle riforme strutturali che l'esperienza della crisi economica e del governo Monti avevano messo in cantiere. Un'Italia davvero diversa, dove lui stesso simboleggiava il cambio anche generazionale.

L'operazione era riuscita piuttosto bene, ed aveva avuto la sua sanzione nel voto delle elezioni europee del maggio scorso, che avevano incoronato il Partito democratico come partito più votato del continente. Non che si sia trattato di una strada in discesa, perché il confronto intorno all'allentamento delle regole del rigore è stato durissimo, non solo con il governo tedesco dell'arcigna Merkel, ma anche con gli altri partner del Nord. Se non ci fosse stata la sponda di Draghi alla Banca centrale europea, con l'invenzione del Quantitative Easing e il deprezzamento pilotato dell'euro il carniere di Renzi sarebbe stato ancora più vuoto.

Da qualche settimana, però, c'è l'impressione che il clima sul piano internazionale sia cambiato. Il vertice sull'immigrazione è stato ottenuto sull'onda dell'emozione seguita alla tragedia degli 800 e più morti nel Mediterraneo, ma ha ottenuto risultati modesti, di sicuro inferiori alle attese del governo. Di fatto, pur aumentando le risorse economiche per Triton, non si sono registrati passi avanti significativi sul punto più delicato, cioè l'accoglienza dei rifugiati. Il più drastico è stato l'inglese Cameron: navi per pattugliare il Canale di Sicilia sì, profughi in terra britannica no. Se qualche paese sarà meno rigido, lo farà esclusivamente su base volontaria. E di rinegoziare il regolamento di Dublino del 2003, quello che prevede che il richiedente asilo debba fermarsi nel paese in cui presenta la domanda, non se ne parla proprio. 

Forse per Renzi la più amara delle sorprese è venuta da Barack Obama. Delle due l'una: o quando è stato ricevuto con cordialità estrema alla Casa Bianca è stato tenuto all'oscuro della tragica morte del cooperante italiano durante il raid americano di gennaio, oppure è stato informato, ma vincolato al silenzio di fronte a una tempistica  relativa all'annuncio in cui non ha avuto voce in capitolo. 



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